Visualizzazioni totali

martedì 21 giugno 2016

SATANA RIDE DI NOI

Per contattare il curatore del blog, scrivere a: clausura@hotmail.it

Anche se all'Eremo gli echi del mondo giungono più attutiti, non posso fare a meno di notare la sofferenza del cuore Cattolico della cristianità. 
Ma dove sta andando quella che fino a qualche tempo fa era la Vera Chiesa?
Perchè la stragrande maggioranza dei cristiani non sa che fuori dalla Chiesa NON C'E' SALVEZZA?
Dove sono finiti i segni, i simboli, la bellezza che parlava della Bellezza?
Perchè consentiamo al demonio di livellare la Chiesa di Cristo a un mero opificio di opere sociali? E' questa la sua missione?
NO, FIGLI CARISSIMI.
Fate attenzione al falso profeta e ancoratevi alla Croce di Cristo e al Suo Vangelo, UNICA ANORA DI SALVEZZA; cibatevi dell'Eucarestia, UNICO CIBO, VIATICO E INCONTRO CON CRISTO.
Fuggite chi vi propone una fede LIQUIDA, SOCIALE, MAI MISTICA. 
Accostatevi a santi sacerdoti che non facciano della loro Ordinazione Sacra uno SHOW o una ricerca spasmodica di carriera. E preghiamo perchè il Signore allontani da noi i castighi che meritiamo.
Amen!

IL RITORNO

Per contattare il curatore del blog, scrivere a: clausura@hotmail.it

Carissimi lettori del blog, amici fedeli di Cristo.
Dopo un lungo periodo di assenza, ma non di preghiera e di impegno eremitico, eccomi tornato per condividere con voi pensieri del cuore ed elevazioni spirituali, che stanno diventando tratti sempre più rari, in una Cristianità livellata verso un "basso" davvero profondo.
La nostra consuetudine monastica, ma anche il buon senso dei figli di Dio, ci dice che dobbiamo pregare senza stancarci, perché il Signore sa di cosa abbiamo bisogno.
Questo non ci esime dall'essere pungoli per i fratelli e voci che gridano nel deserto, per preparare la via al Signore, che incessantemente viene per incontrare, toccare, sanificare e santificare la nostra povera vita.
Riprendiamo, quindi, con fiducia il nostro cammino di contatto e chiediamo alla Madre Celeste di vegliare sulla Chiesa del Suo Divin Figlio.
Amen.

giovedì 24 aprile 2014

Della Parola non cambiare nulla.

Carissimi,
Dopo molti mesi torno a scrivere sulle pagine di questo blog, che ho voluto dedicare ad una generale riflessione sul Totalmente Altro e sulla possibilità di aderire totalmente con la vita concreta alla Sua Parola.
I tempi che viviamo ci impongono diverse riflessioni, tra le quali una in particoalare: ciascuno di noi, nel proprio stato di vita, quanto è aderente alla Parola e alle Esigenze che questa declina, per forgiarsi "come oro nel crogiuolo", purificarsi e farsi completamente luce?
Ci sono, nell'ora attuale, i presupposti e gli spunti che possono aiutarmi nell'avvio ad una rinnovata e dinamica sequela di Cristo?
Bisogna ricordarsi, carissimi, che la Parola di Dio è immutabile nel tempo, non la si può adattare alle mode, ai vizi e alle pieghe spesso oscure del nostro tempo. E' la Parola, semmai, che scruta e illumina "come una fiaccola" i "segreti recessi del cuore" e li illumina per non lasciare nell'oscurità niente di ciò che deve essere svelato, coscientizzato e redento.
Chi segue Cristo sa che non si avvia su una strada sempre comoda e pianeggiante. Spesso le salite sono ripide, ma la fatica è ripagata dalla visione magnifica della prospettiva dall'alto. A volte i pertugi per i quali passare sono stretti, ma immettono nel nuovo Eden, preparato per coloro che amano Cristo, senza nulla togliere dalla Sua Essenza Redentrice.
Ricordiamoci sempre delle prime parole di San Benedetto nella sua Regola "Ascolta, figlio mio, gli insegnamenti del maestro e apri docilmente il tuo cuore; accogli volentieri i consigli ispirati dal suo amore paterno e mettili in pratica con impegno,in modo che tu possa tornare attraverso la solerzia dell'obbedienza a Colui dal quale ti sei allontanato per l'ignavia della disobbedienza."
Niente cambiare per i propri comodi, tutto meditare e fare proprio giorno dopo giorno, da veri discepoli del Maestro.
Il resto è solo tentazione diabolica, per una fede che giustifica solo i propri comodi.
Il resto non conta per la salvezza.
Pax
Per contattare il curatore del blog, scrivere a: clausura@hotmail.it

venerdì 3 maggio 2013

Chi ha visto me...

"Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta».
Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo?
Chi ha visto me ha visto il Padre." (da GV 14).


La Sacra Liturgia di oggi ci invita a festeggiare con la Chiesa del Cielo gli Apostoli Filippo e Giacomo, forse non così "famosi" come altri che vengono rammentati più spesso nei testi dei quattro Vangeli o negli altri scritti del Nuovo Testamento.
Ma anche loro rientrano nell'orizzonte di quei dodici "chiamati" per essere "inviati" che la Chiesa considera come suo fondamento e principio della Tradizione, cosiddetta "Apostolica".
E ciò che mi colpisce della Parola di oggi è proprio la parte del dialogo che ho riportato sopra. Anche noi, spesso, abbiamo sulle labbra il nome di Gesù, ne siamo i più prolifici pronunziatori. Ma abbiamo capito o no che "chi vede Lui vede il Padre"? Vedere in che senso? Occorrono gli occhi del corpo? Vedere, in questo caso, assume un tratto più sostanziale; è un contemplare un prendere atto di questa Presenza che non è ideale, non è un buon auspicio: Gesù ci tiene a rimarcare che è sostanza.
Anche noi abbiamo da sempre vicino Gesù: e ancora non l'abbiamo conosciuto. Non abbiamo aperto la nostra mente e la nostra interiorità ad accettare che Lui è Dio, perchè il Padre è in Lui e lui nel Padre.
Non è un problema di comprensione intellettuale. E' un fatto di fiducia, di apertura indiscriminata alla realtà celeste, della quale facciamo parte anche noi, pur distaccandoci costantemente da questa.

Vogliamo vederti, Gesù, per gusare in te la presenza totale di Dio, che ci accoglie in questo dolce abisso di Amore.
Con Filippo, come bambini genuinamente curiosi, ti chiediamo di mostrarci la profondità del Tuo Cuore varcato dalla lacia, aperto per il nostro passaggio.
A lode di Cristo!

Per contattare il curatore del blog, scrivere a: clausura@hotmail.it

giovedì 2 maggio 2013

Cambiarsi da dentro per diventare Eucarestia. Silenziose vittime per amore.

Continuamente abbiamo bisogno di convertirci, cioè di "voltare" il nostro sguardo e la nostra attenzione al Monte della Croce, dove l'Unico Sacrificio Utile ci ha salvato, nel nostro tempo e nella storia della nostra vita.
Voltarsi per guardare e fare nostro quel modo di essere di Cristo.
Donarsi senza ottenere niente in cambio, se non la certezza del disprezzo e del disonore.
Farsi inchiodare per abbracciare nel silenzio e nella solitudine del proprio venerdì santo tutti i fratelli, soprattutto quelli che non si conoscono e che - se conosciuti - avremmo evitati.
Voltarsi è cambiare i propri atteggiamenti, i costumi, la logica delle cose. Questo lo si fa solo da dentro, ma non da soli.
Lo si fa da dentro dopo aver fatto entrare Gesù e il Suo Nome Salvifico, l'unico "sotto il quale possiamo essere salvati".
E' una coabitazione dolce, dove la Santa Solitudine e il Silenzio sono i convitati fedeli e permanenti di una vita dedicata a cambiare se stessi, per essere sacrifici universali accetti a Dio.
Si cambia per se stessi, per la salvezza della propria anima, che è preziosa agli occhi di Dio: niente, per il Padre, è prezioso come la vita di ciascuno di noi, l'anima che ci fa simili a Lui.
Ma si cambia e si punta alla nostra salvezza non per un tragitto di strada da fare da soli. Chi cambia da dentro e chi vive la dimensione silenziosa dell'Opera che Gesù compie interiormente, lo fa per essere una vittima sull'altare del Cielo. Un sacrificio della propria umanità, unito a quello Eucaristico dell'Umanità di Cristo, per guadagnare anime per il cielo e strapparle al buio gelido dell'abisso infernale.
Chi si incammina verso questa personale eucaristizzazione sa che non è facile, ma nemmeno brutto, nemmeno aspro, nemmeno senza sentimenti. E' una storia d'amore che Gesù vuol fare con ciascuno di noi.
Se ti senti predisposto/a non dubitare del Suo Amore. Lui solo non delude mai.
A lode di Cristo!

Per contattare il curatore del blog, scrivere a: clausura@hotmail.it

mercoledì 20 marzo 2013

La Natura Divina della Chiesa

Torno a scrivere su questo blog alla fine della Quaresima, un tempo di grazia per chi lo vive seondo il suo tipico carattere di "tempo forte", forgiato nella penitenza, nella riuncia e - prima ancora - nella preghiera.
Questo Tempo di Quaresima che adesso volge al termine ha portato alla Chiesa Cattolica diverse sorprese: la rinuncia del Venerato Pontefice Benedetto XVI, la conseguente Sede Vacante e l'elezione del nuovo Pontefice Francesco.
Anche all'eremo sono giunti i frastuoni della meraviglia prima e della gioia poi, per tutto quello che è accaduto, anche se l'assenza di tv e radio attutisce provvidenzialmente il chiasso, soprattutto attorno a ciò che deve rimanere nella comprensione interiore la Volontà di Dio.
Tutto questo ci apre alla considerazione che la Chiesa - nelle sue varie sfaccettature - è una comunità in perenne cammino e in continuo rinnovamento.
E forse vale la pena chiarirsi un po' le idee su questa parola spesso abusata: "RINNOVAMENTO".
Cosa significa questo, per la Chiesa? Trovare qualche compromesso col mondo, magari su temi sensibili, o su questioni politiche o economiche? Dire qualche "si" che prima era un "no"? Mutare la propria natura da DIVINA  a SOCIALE, dimenticando il Suo vero scopo?
Ovviamente no; come ho detto sopra, la natura della Chiesa è Divina e non è di carattere sociale o filantropico; la carità è la principale conseguenza dell'essere membra del Corpo Mistico, non la causa di esso. La fede viene comprovata e resa piena con le opere, ma non sono le opere che rendono la fede tale.
Il RINNOVAMENTO per la Chiesa è un CONTINUO RITORNO AL VANGELO, alle sue esigenze, al suo dettato, alle "cose" che pone al centro. Questo è essere continuamente nuova, per la Chiesa.
C'è da augurarsi che questa idea penetri sempre di più il tessuto dei Battezzati, sacerdoti anch'essi in virtù del Sacramento che hanno ricevuto.
E proprio alle soglie della Settimana Santa, la Settimana Maggiore, vogliamo fare nostra la sollecitazione dell'Apocalisse: "...Io sto alla porta e busso...". Solo noi possiamo aprire e trasformare il nostro cuore cristiano nella cella del'incontro col Signore.
La nostra bellissima tradizione bimillenaria ci ha posto davanti figure eccellenti che hanno condotto generazioni e generazioni di Battezzati all'incontro  con Gesù nel segreto del cuore, ponendo il Vangelo al centro della scelta, come lampada per il percorso, come premio finale.
Anche noi, con il nostro piccolo contributo, fatto di uno stile di vita improntato a questo, possiamo rendere la Chiesa sempre più luminosa nella sua Natura Divina, profetica, maestra di vita e specchio della Bellezza di Dio.
Una bellezza che rifulge nei gesti, nei riti, nelle parole, nelle opere dell'arte sacra e nel Sacro Silenzio, al quale siamo tutti un po' disabituati.
Ritorniamo a Lui, e anche nei momenti di sconforto affidiamoci alla Sua Mano. La Chiesa è di Gesù e Lui sa dove condurla.
A lode di Cristo!


Per contattare il curatore del blog, scrivere a: clausura@hotmail.it

giovedì 17 gennaio 2013

Sant'Antonio Abate. Un giorno da vivere senza ridicolizzarlo.

Oggi ricordiamo nella Liturgia la Santa figura di Antonio Abate, monaco del deserto, quindi eremita, taumaturgo e comunemente conosciuto come protettore degli animali.
So che in tante parti di ogni regione d'Italia, in questo giorno o nella domenica immediatamente vicina, si fanno celebrazioni anche con la partecipazione di animaletti domestici, la cui vita si affida a questo Santo così affascinante e - al tempo stesso - così poco conosciuto.
Questo blog, per sua natura, non è adatto a tratteggiarne la biografia e per soddisfare questo tipo di conoscenza in internet c'è tutto il materiale possibile.
Voglio soltato puntare una luce sul fatto "costitutivo" di Antonio; egli è MONACO, ancor prima che anacoreta, eremita, padre del deserto.
Ha quindi scelto la totalità della dedizione a Dio, il rivolgere costantemente la propria interiorità, la propria mente e anche la propria fisicità alla coabitazione con Dio soltanto, in uno stile di vita totalizzante, ancor più accentuato dalla caratteristica del deserto. Quest'ultima non deve essere considerata in senso fisico: quando si parla di deserto ci vengono immente le immagini del Sahara, delle dune di sabbia, di paesaggi in cui la sete e il caldo assieme alla monotonia quasi spettrale sono i protagonisti principali.
Il deserto del Monaco è prima di tutto un luogo interiore, la cella del proprio cuore; una coabitazione con Dio nel Silenzio e nella Solitudine che sono al contempo custodi del deserto stesso, ma anche fedeli e leali specchi della vita del Monaco. Il deserto è quello spazio (che diventa spazio d'incontro) nel quale abitano l'essenziale e l'Essenziale. Nient'altro. Provate ad entrare nella cella di una certosa (non necessariamente di quelle ancora abitate dai Monaci, perchè non è consentito a nessuno) o guardate qualche immagine in rete: non troverete niente oltre all'essenziale e a quel che può servire al Monaco per "fare deserto". Un deserto che mette a nudo ciò che si è, senza pietà; che spesso - soprattutto agli inizi - può inquietare, mandare in crisi e far piangere lacrime amare, perchè si scoprono debolezze, zone d'ombra e soprattutto si scopre quanto ancora c'è da camminare. Ma è soprattutto il deserto dell'incontro col Maestro, che direttamente guida verso la contemplazione, passando per l'ascolto e la ruminazione della Parola, per approdare alla preghiera, spesso bagnata da lacrime di sincera emozione.
Antonio sente nella Parola di Dio il chiaro invito a lasciare tutto, vendere tutto e andarsene. Dove? Nel deserto. "...vai vendi tutto quello che hai e dallo ai poveri. Poi vieni e seguimi". Dove, Signore? Quale incarico mi darai? Cosa potrò fare di visibile, di utile, magari di prestigioso? Niente, figlio. Siediti con me e conversiamo, tracciamo il cammino della tua salvezza, prima di tutto e della tua progressione interiore.
Questo si è sentito divampare improvvisamente nel cuore Antonio.
Dette oggi queste cose, che effetto fanno?
Si corre, si progetta come se dovessimo vivere mille anni; ci si aggrappa a tutto come se ogni cosa fosse nostra in eterno; la parola d'ordine è "fare" e sempre meno spesso "sostare, ascoltare, pregare, elevarsi". Certo, anche queste ultime parole richiamano ad un "fare", ma molto più sottile, legato ai moti dell'anima, non al galoppare della mente appagata da progressive effimere tappe umane.
E allora,  cosa ha da dirci oggi Padre Antonio, Monaco eremita? Basta una semplice benedizione sui nostri amici animali per apprezzare la ricchezza di questo carisma così grande? Apprendiamo con un semplice gesto devozionale che Antonio è una figura totalizzante e spiazzante?
Fratelli e sorelle, domandiamoci tutto questo, in qualunque stato di vita ci troviamo. Perchè anche dai nostri gesti, da quel che diciamo e viviamo, gli altri traggono testimonianza e termine di paragone.
A nessun battezzato è consentito sminuire la grandezza della propria consacrazione e del proprio sacerdozio regale, nemmeno nel vivere con superficialità la memoria di un uomo che ha reso grande il Silenzio e la Solitudine, restituendo (nel suo tempo ma anche nel nostro) la dignità della scelta evangelica, che non contempla la mezza misura o la parola ambigua.
A lode di Cristo!


Per contattare il curatore del blog, scrivere a: clausura@hotmail.it

mercoledì 16 gennaio 2013

Ritorno al Tempo Ordinario

Da qualche giorno siamo tornati al cosiddetto Tempo Ordinario, dopo aver celebrato nel Memoriale Liturgico i Misteri della Nascita e dell'infanzia del nostro Signore e Dio Gesù Cristo.
La dolcezza di quei giorni, il grande tema della luce, il clima di festa praticamente permanente lascia il posto ad un Tempo che nella Chiesa viene chiamato Ordinario, ma non dobbiamo farci trarre in inganno da questa parola.
Ordiario non significa - in questo caso - qualcosa che scorra quasi inosservato, di minore importanza o qualcosa del genere.
In questo tempo la Parola ci interpella a fare nostri i Misteri della Vita Pubblica del Signore, che proclama il Regno, insegna con gesti e parole "intimamente connessi" la necessità di cambiare prospettiva per fare nostra l'Eredità del Regno dei Cieli.
Anzi, è proprio in questo incedere di fatti e di proposte della Parola di Dio che siamo chiamati a far scorrere nell'ordinario della nostra esistenza quotidiana lo straordinario del Mistero celebrato nel Sacrificio Eucaristico. Siamo chiamati a non consentire che tutto diventi piatto, informe, grigio.
Celebrare significa far nostri Parola e Pane per rendere straordinaria la condizione che viviamo, qualunque essa sia.
Allora, fratelli e sorelle carissimi, viviamo questo tempo con devozione e con intensità di preghiera, conservando nel cuore con attenzione ogni parola udita dalla Parola. Perchè diventi carne in noi e non soltanto idea  o bel proposito. Queste due destinazioni servirebbero a ben poco.
A lode di Cristo!


Per contattare il curatore del blog, scrivere a: clausura@hotmail.it

venerdì 28 dicembre 2012

Bambino, dove sei nato?

La nascita del Verbo di Dio ci costringe dolcemente a una revisione seria della nostra vita di cristiani.
Quanto più diciamo e intendiamo celebrare nella fede questo evento che riguarda anche la storia, tanto più siamo responsabili di una concreta conversione dei nostri costumi e del nostro agire in nome di una fede che non è una tessera politica, ma una pelle e una carne che investono in modo totale tutta la nostra persona.
E noi sappiamo il valore non ipotetico che ha la persona.
Se Dio si incarna nel ventre di una Donna e nasce nella mia storia, interpella anche me affinchè prima di tutto la mia esistenza personale si faccia portatrice di questa novità assoluta. Si, novità assoluta perchè questa "visita permanente" nel mio essere qui ed ora non mi chiede niente in cambio, è gratuita, frutto anche del "si" totale della Vergine.
A me viene chiesto di aprire la porta, cenare (dialogare in modo intimo, nella mia "casa") con Lui e fare di questa presenza l'unico vero tesoro che ho. Il resto? Il "fare"? L'organizzare? L'esserci a tutti i costi? L'apparire sempre efficiente?... Se tutto questo diventa il primo pensiero, il primo obiettivo, il primo atto di ogni mia giornata... allora no, Cristo non è ancora nato nella consapevolezza della mia crescita spirituale.
Sono ancora una mangiatoia vuota, piena di tanto fieno, di potenziale protezione e cibo, ma non destinati al Mio Signore, bensì alle bestie che di volta in volta intendono acquietare il loro brutale istinto di fame.
Essere preda di questi istinti, dover rispondere sempre e comunque a ciò che gli altri si aspettano, è la forma di costrizione psicologica più lobotomizzante e deprimente che possa esistere. E' meglio lo scontro frontale, soprattutto con se stessi, piuttosto che sentirsi perennemente in dovere di essere/esserci.
A chi giova un cristiano, un monaco, un prete così? Certo non alla costruzione del Regno di Dio, che ha bisogno di uomini e donne che riflettano Cristo. Ma ci crediamo davvero in Lui? O è solo il pretesto per essere/esserci? Se ci crediamo sono le nostre voci, occhi, atteggiamenti, mani... che lo rendono palese. Sarà la nostra preghiera a concretizzare nella Storia che ha visistato la Sua Mano Santificante. Sarà una Liturgia devota e vissuta nella carne, nella mente, nello spirito a renderLo PRESENTE, VIVO E VERO.
Ecco la nascita del Redentore.
Al Bambino dobbiamo assegnare questa forza propulsiva, altrimenti, vi assicuro, non serve a niente festeggiare questi giorni di grande giubilo. Rimane il giubilo degli attaccati al calendario, non al tempo che corre verso il suo Fine (non "la sua fine").
Bisogna convincersi che qui ci siamo per realizzare il Progetto di Dio, il Suo Mistero, non il nostro. Ecco perchè spesso siamo anche violentemente abbarbicati alle nostre strutture, idee, progetti e chi più ne ha più ne metta... umiliando il nostro spirito che chiede preghiera, preghiera, preghiera, coabitazione intima con Lui, almeno qualche misero minuto al giorno.
Non ci lasciamo trasportare da questo atteggiamento demoniaco e gettiamo ogni intenzione in Gesù, che saprà come rendere vane le azioni inutili e fecondi i progetti che aderiscono alla Sua Santa Volontà.
Buon Tempo di Natale a tutti.
Pax

Per contattare il curatore del blog, scrivere a: clausura@hotmail.it

sabato 1 dicembre 2012

Avvento: Quando Lui verrà nella Gloria.

Ci siamo, fratelli e sorelle.
Ecco il tempo favorevole, le quattro settimane durante le quali la Chiesa ci invita con sollecitudine a fare nostra la speranza e a rendere concreta l'attesa.
Ma attesa di cosa? Di una bella festa? Di un clima particolarmente sdolcinato, tale da rendere tutto fiabesco, bello, unico?
No, fratelli e sorelle. Questo non è l'Avvento del Cristiano, del battezzato in Cristo. Il Battezzato, in queste quattro settimane, compie un duplice percorso, che - se vissuto nel suo significato più profondo - è capace di stanare la nostra pigrizia e di far emergere finalmente tutta la dinamicità dello Spirito, che ci fa immagine e somiglianza di Dio.
Il primo percorso è quello verso la memoria liturgica della Nascita nella nostra Storia, nel nostro sangue e nella nostra carne del Salvatore. E noi sappiamo bene che la "memoria liturgica" non è affatto un ricordo: le parole possono trarci in inganno. Noi celebreremo la Nascita del Salvatore da Maria Vergine tutta Santa nel contesto dell'Eucarestia, che è un "qui ed ora" del Sacrificio sublime di Cristo, nel quale leggiamo, viviamo, facciamo nostro nella realtà più chiara e vera il Mistero della Natività.
Il secondo cammino ci interpella nel profondo, fa appello alla nostra onestà e alla maturità della nostra fede: in queste quattro settimane siamo chiamati con chiarezza a incentivare la nostra attesa nel Signore che tornerà una SECONDA VOLTA, glorioso, quando Lui vorrà. Tornerà nel nostro Tempo, nel nostro sangue e nella nostra carne, non più soggetto alla caducità tipicamente nostra, per elevare coloro che troverà degni (dei vivi e dei morti) alla cittadinanza del Regno dei Cieli. Lo diciamo anche nel Credo "...e di nuovo verrà nella gloria per giudicare i vivi e i morti e il Suo Regno non avrà fine".
Questo è l'Avvento che celebriamo.
Non lo sapevate, fratelli e sorelle? Noi attendiamo il ritorno di Cristo! E' la fede della Chiesa, annunciata da Gesù, creduta da sempre.
Si, è vero. Non se ne parla praticamente mai. In tante nostre chiese, parrocchie, comunità c'è tutto... tranne che "il Padrone di casa" e il Suo Messaggio. Tornerà, ce l'ha detto Lui.
Attendiamolo con fede, non omologhiamoci a questi tempi che ridicolizzano la nostra attesa.
Maranatha! Vieni, Signore Gesù!
Per contattare il curatore del blog, scrivere a: clausura@hotmail.it

giovedì 1 novembre 2012

Cittadini del Cielo

La Solennità di oggi, se vissuta con la dovuta attenzione e con il cuore aperto e disponibile, ci spinge a considerare l'eternità e la beatitudine del Cielo, verso la quale il cristiano è naturalmente spinto, considerando la città terrena come luogo di passaggio.
Già nella "Lettera a Diogneto", frutto dei primissimi anni del cristianesimo, i seguaci di Gesù venivano tratteggiati come persone rispettose della legge, degli usi e dei costumi leciti del posto dove abitavano, ma gente che considerava la loro vera patria il Cielo, la vita eterna.
I Santi, che hanno aderito in modo sublime al Vangelo di Cristo, oggi ci indicano la loro vita eterna nella Luce come traguardo di ogni nostra fatica umana.
Essi non sono lontani dal nostro vivere quotidiano, sono Chiesa con e per noi. Li invochiamo nei momenti più solenni della vita cristiana, come ad esempio nelle sacre ordinazioni o nelle professioni; a loro chiediamo di assisterci coralmente quando presentiamo un figlio o una figlia che si consacrano attraverso il vincolo di quell'Amore che non chiede niente in cambio.
Sono loro che si sono trasformati in dita puntate verso il Signore Risorto, ciascuno seguendo una propria via, sviluppando un carisma particolare. Come non pensare ai Martiri dei primi secoli e a quelli di ogni tempo (e anche di oggi), che attraverso l'accettazione cruenta del dolore e della morte hanno reso onore e testimoniato Cristo nel silenzio straziante della rinuncia totale della sicurezza. O come dimenticare i Santi pastori, vescovi, preti, religiosi e diaconi, che si sono spesi per pascere con zelo e ardore il popolo di Dio loro affidato, mettendo al primo posto il bene del gregge e delle singole pecore.
O come non comprendere l'eroico sacrificio dei Santi che, attraverso l'umiltà profonda, il silenzio e la separazione dal mondo, hanno costruito ponti indistruttibili verso l'Eterno, unico bene in una selva di inutili proiezioni e illusioni autoreferenziali.
Cerchiamo la compagnia e l'esempio dei Santi. Capiremo che è assurdo non preoccuparci del Cielo e non considerare verso quale meta siamo incamminati. Ci accorgeremo in breve che è da pazzi compiere passi lesti verso il purgatorio o l'inferno, dove l'assenza di Dio, del Sommo Bene è l'atrocità più grande.
Non compiamo la scelleratezza di accompagnarci anche negli usi più comuni al nemico satanico, che sa bene come insiunuarsi nella mente umana facendosi traghettare da comportamenti e convinzioni apparentemente normali, concepiti come frutto dei tempi, quando invece sono solo frutto dell'illusione perversa da lui ispirata e concimata dallo sterco umano.
Vantiamoci solo con il Signore di essere in Sua compagnia e di far vibrare nel segreto della nostra cella interiore la nostra anima al contatto con la Sua presenza.
Allora si, faremo esperienza anticipata della Chiesa celeste e della dolcezza del canto angelico, dove tra i Santi regna Maria Santissima, prima tra tutti i credenti, Santa tra i Santi, illuminata dalla pura Luce dell'Agnello Immolato.
A lode di Cristo!

Per contattare il curatore del blog, scrivere a: clausura@hotmail.it

sabato 6 ottobre 2012

Memoria di San Bruno di Colonia

Oggi la Chiesa ricorda nella Liturgia e nel profondo del suo vissuto SAN BRUNO DI COLONIA, fondatore dei monaci certosini.
A questo sacerdote, che scelse il Silenzio e la Solitudine come condizioni nelle quali farsi riempire totalmente dalla Presenza di Dio, salga la nostra umile e accorata preghiera, perchè sia intercessore di tutti coloro che vivono nella dispersione di questi nostri giorni.
Con occhio ammirato guardiamo a San Bruno e alla vocazione alla quale corrispose con slancio e generosità, senza farsi incatenare dalle seduzioni del suo tempo.
Scelse invece di farsi sedurre da quel Signore che, nel Suo profondo Mistero, sorride a chi riesce a lanciarsi nell'abisso del Suo Amore.
Se crediamo a Dio, crediamo al Suo Amore; se crediamo al Suo Amore non dobbiamo aver paura di lanciarci.
San Bruno di Colonia, prega per noi!

Per contattare il curatore del blog, scrivere a: clausura@hotmail.it

venerdì 21 settembre 2012

Ho pianto perchè tu eri in me.

Carissimi fratelli e sorelle lettori del blog,
Mi scuso per questa lunga assenza, dovuta ad incombenze e anche ad un sano distacco che è del tutto necessario.
Oggi vorrei farvi partecipi della testimonianza che un giovane amico, in ricerca vocazionale, ma anche travagliato da diversi problemi materiali della sua famiglia, mi ha voluto consegnare. E' la "fotografia" di un momento straordinario in un periodo della sua esistenza che riteneva essere arido e lontano da Dio.
"Domenica scorsa, veramente contro voglia perchè sono in un momento di rilassamento interiore, sono stato letteralmente trascinato al Santuario di (...). Siamo partiti presto al mattino, quando ancora non era giorno e siamo arrivati in questo luogo così particolare mentre un improvviso acquazzone salutava la nuova giornata che si apriva al suono delle campane. La mia testa era lontana da quel luogo, sto cercando di dipanare tanti problemi che mi stanno tenendo legato ad una vita che non è la mia e soffro tanto, perchè devo far quadrare ogni giorno, mettendo insieme tante piccole tessere che non sono io a tagliare o a colorare.
Faccio un giro solitario per quel luogo e mi imbatto in angoli, immagini, posti, profumi che mi ricordano un passato indubbiamente più spensierato, lontano anni luce dall'attualità della mia esistenza; anni in cui la gioia irrompeva nel mio cuore, colmando la mia interiorità con la bellezza di un incontro palpabile con Lui; realtà adesso così lontana.
A metà mattinata anche io vado alla S. Messa, che viene celebrata da un anziano sacerdote, con un passato indubbiamente significativo. All'apparenza burbero, al momento dell'omelia si rivela in tutta la sua dolcezza e umanità: due doti che non utilizza per farsi compiacere dai fedeli, ma per penetrare con uno sguardo dirozzato da inutili fardelli la Parola di Dio di quel giorno.
Vengo rapito da quello snodarsi di intuizioni ed esperienze portate anche alla mia piccola e povera attenzione.
La S. Messa prosegue, si offrono i doni e dentro di me nasce spontanea una frase, che ripeto anche con le labbra, in modo impercettibile: Signore, con questi doni ti offro anche le mie pene, i miei giorni e tutto quel che sento. Fai tu, prendile e rendile tue.
Quando arriva il momento della consacrazione io non sono più lì: non so dove mi trovo con la testa, ho la sensazione di essere sull'altare con il pane e il vino.
Arriva il momento della comunione e anche io mi incammino verso il ministro che distribuisce l'Eucarestia: mi inchino quando la persona davanti a me riceve il Signore e diventa Suo Tempio e poi anche io ricevo la particola.
Quando torno al mio posto mi siedo e mi raccolgo: non passano che pochi secondi e mi sento invadere da un qualcosa che smuove il cemento di questi giorni così aridi. I miei occhi non riescono a trattenere le lacrime e sento salire la commozione per un incontro che non speravo più di avvertire con questa forza.
Non ho bisogno di prove del fatto che Tu ci sei.
Ho bisogno di sentirti così e di viverti nel profondo. Ma so benissimo che anche quando non ti sento tu susciti in me forza e consolazione. Si, consolazione. Anche io ne ho bisogno e in quella occasione ho potuto avvertire la Tua mano che mi ha accarezzato e ha voluto infrangere i sigilli di una porta chiusa, apparentemente blindata a tutto.
Grazie, Signore Gesù. Il Tuo sacrificio salvifico mi ha donato ciò che gli Angeli Santi gustano in eterno e che anche io spero di possedere alla fine dei miei giorni".

Cosa dire, carissimi.
Facciamoci tutti disponibili ad accogliere il Signore nel nostro cuore e a farci vibrare al tocco delle Sue dita.

Per contattare il curatore del blog, scrivere a: clausura@hotmail.it

sabato 25 agosto 2012

Il Regno di Dio è dei violenti


Nel capitolo 11 del Vangelo di Matteo (vers. 12), Gesù usa un'espressione molto forte, forte come tutto il discorso che lo vede protagonista durante un suo insegnamento: "...il regno dei cieli soffre violenza e i violenti se ne impadroniscono".
Parole apparentemente incomprensibili e, a prima vista, controtendenza rispetto ad un'idea comune che si ha di questo "Regno" e dei suoi "abitanti".
Ma Gesù intende puntare il dito su una realtà che oggi risulta essere scomoda e inconciliabile con lo stile di vita assunto da tanti, troppi cristiani, battezzati, sedicenti "praticanti". Ed è altrettanto peccaminoso il nostro silenzio di pastori, religiosi, fedeli laici impegnati, così come peccaminoso è non far niente per testimoniare l'esigenza di una prassi cristiana davvero diversa.
Gesù, ancora una volta, dice che la porta per entrare nel Regno dei Cieli (quindi per farsi tutto luce) è stretta; in altre parole c'è bisogno di affinare la nostra interiorità, anche attraverso la mortificazione dei sensi, delle passioni sregolate, dei moti disordinati dell'anima e del corpo.
In altre parole, e per fare assonanza con questa espressione forte del Signore, C'E' BISOGNO DI FARE VIOLENZA A SE STESSI.
Se prendete in mano "L'imitazione di Cristo", il bellissimo libriccino medioevale, ma così attuale da essere sconvolgente, vedere che l'ignoto autore (con tutta probabilità un monaco) indica un percorso chiaro nell'ascesi cristiana: rinunciare a se stessi, non tenersi in alcuna considerazione, mortificare i sensi quando tentano di appesantire la liberazione dell'anima, obbedire e mettere in Cristo ogni speranza e ogni necessità.
E l'autore desume questo non certo dalla sua fantasia o dai suoi gusti, ma dallo stesso Vangelo di Cristo, che indica proprio questo percorso come L'UNICO che salva.
Non è certo un percorso per pochi eletti, scampati dalle spire del mondo, ma è per tutti, perchè ciascuno è chiamato a farsi tutta luce. Chi più avrà combattuto questa battaglia, tanto più sarà progredito nel bene. Chi più avrà affrontato avversità, situazioni impossibili, ostacoli invalicabili, tanto più godrà della pace del Signore dal giorno in cui si presenterà al suo giudizio.
Come conciliare questa chiara indicazione di Gesù con tante espressioni della Chiesa di oggi? La risposta non sta a me darla, ma nei fatti si legge. Come cristiani non abbiamo il dovere di essere solo critici, ma di testimoniare una diversità nello stile di vita del credente, che non è solo possibile, ma doverosa.
Siamo Chiesa, prima di tutto, quando CREDIAMO che Gesù è Dio fatto uomo, RISORTO dai morti e che - come Lui - anche noi risorgeremo. Siamo Chiesa quando CREDIAMO che subito dopo la nostra personale morte ci sarà il nostro GIUDIZIO particolare e che lì sarà tirata la somma del nostro progresso spirituale o della nostra negligenza.
Lo so, molti diranno che queste "sono cose di altri tempi, anacronistiche, vecchie e sensa senso". Allora diciamo anche che Dio è roba di altri tempi? Non credo sia possibile. Questa è la scusa che il maligno, il nemico di sempre, innesta nella mentalità delle persone, soprattutto dei battezzati, per farli essere molli e negativamente rilassati nei confronti delle esigenze della propria fede. Così facendo ha buon gioco lui, che vuole proprio da parte nostra una fede superficiale e la malefica convinzione che certe cose non contano più, non sono da considerare, non sono per i nostri tempi. Perchè, i nostri tempi hanno modificato Dio? Fratelli, sorelle, svegliamoci. Inferno, Purgatorio e Paradiso sono realtà; il peccato è una realtà, così come il Perdono del Signore mostrando il nostro cuore pentito e vivendo con costanza la vita sacramentale.
A lode di Cristo!

Per contattare il curatore del blog, scrivere a: clausura@hotmail.it

mercoledì 11 luglio 2012

San Benedetto da Norcia, 11 luglio

Oggi la Chiesa celebra la Festa di S. Benedetto Abate, patrono dell'Europa, padre del monachesimo in occidente.
Sull'esempio dei Santi Padri del deserto, che nell'oriente cristiano vivevano in silenzio e solitudine, alla continua ricerca del più profondo dialogo con Dio, Benedetto lascia la sua vita ordinaria per vivere un intenso periodo di solitudine: essa diventa anche percorso di vera conversione alla Parola e alla necessità della purificazione interiore.
Nasce da qui l'idea della totale consacrazione e dedizione a Dio, sia nella preghiera, così come nello studio e nel lavoro e da questi tre pilastri nasce la Regola, testo fondamentale non solo per i monaci di tutti i tempi, ma anche per i cristiani e tutti coloro che intendono mettersi in ascolto della voce di Dio.
Da quel lontano VI secolo (periodo di tumulti e sconvolgimenti epocali) i monaci hanno fecondato non soltanto l'orizzonte ecclesiale, ma l'intero tessuto sociale europeo, alla formazione del quale hanno concretamente contribuito con l'esempio e l'azione, con l'insegnamento pratico e con lo spirito di inculturazione rispettosa delle varie identità.
Il monaco, ieri come oggi, è un monito, oltre che essere uomo/donna di preghiera per se e per il mondo intero.
Al monaco dobbiamo il continuo monito di cui abbiamo biosogno come cristiani: chi potrei essere io senza Dio? Come potrei essere io senza mettere nel conto della mia vita Dio? Di cosa posso riempirmi di fondamentale se non lascio posto a Dio?
Nella dimensione del silenzio, della solitudine, dell'abbandono fiducioso il monaco si rende "nulla" per essere "tutto" in Dio. E per portare Dio a tutti coloro che - magari - nemmeno sanno cosa sia un monastero, un eremo, una cella, la clausura, l'Opera di Dio.
Ringraziamo con gioia il Signore per il dono di San Benedetto e di tutti i patriarchi del monachesimo cenobitico ed eremitico; e ringraziamo il Signore per i monaci di ieri e di oggi, chiedendo a Lui solo di renderli interiormente fuoco che arde d'amore ed esteriormente "cristalli limpidi" attraverso i quali possiamo intravedere la realtà beata del ritorno del Signore.
A lode di Cristo!

Per contattare il curatore del blog, scrivere a: clausura@hotmail.it

lunedì 25 giugno 2012

Vuoi dettare condizioni a Dio?

Spesso, dovendo scegliere cosa fare nella vita e, nel nostro caso, dovendo rispondere con un "si" o con un "no" al Signore, si frappongono tanti pensieri; alcuni sono umanamente comprensibili, altri lasciano veramente trasparire la loro origine, tutt'altro che naturale e spontanea.
Quante volte ho sentito giovani che erano in discernimento titubare perchè...perchè... perchè... Essere indecisi in quanto falcidiati nella bellezza di quella loro esperienza di scoperta da mille dubbi, essenzialmente dettati non tanto dalla paura di "affrontare" qualcosa di grande e di impegnativo, ma da quella più subdola di "perdere" qualcosa o di fare "un passo azzardato".
La prudenza è una virtù di biblica raccomandazione; quando questa diventa eccessiva si corre il rischio di aprire non una porta, ma una voragine all'ingresso della più perfida tentazione demoniaca: l'indecisione per Dio.
Infatti, com'è possibile non rispondere prontamente se anche soltanto percepiamo che il Signore Buono vuole qualcosa da noi e lo vuole direttamente da noi?
Com'è spiegabile che siamo noi a "dettare condizioni" a Dio, quando Lui per primo ci detta l'unica condizione, che è quella di unirsi in special modo al Suo Amore Infinito?
Ci sono moti dell'anima che diventano sregolati perchè la nostra forza interiore e il nostro coraggio cedono il passo all'anticamera delle più perfide menzogne esistenziali; leggendo il racconto della tentazione e della caduta in Genesi, riecheggia spesso nelle nostre teste quel "non è vero!" che il serpente oppone alla donna, quando ella tenta di dire il "perchè" non avrebbe dovuto trasgredire ad un preciso comando di Dio.
Quel Dio infinito, che allestisce il "giardino" del patto con la sua creatura, chiede all'uomo e alla donna di ogni tempo di rispettare un'ordine che non è capriccioso; lo invita a sostare sul suo piano esistenziale per non farlo diventare ciò a cui non è mai stato destinato. La lusinga del serpente riesce a coprire questo invito amoroso di Dio: "Non è vero!".
Quanti ragazzi e quante ragazze chiamati dal Signore a seguirlo, ad incamminarsi verso il Nuovo Albero della Vita sentono riecheggiare nella propria testa quel terribile e tetro "Non è vero!".
Creatura poco forte e poco coraggiosa, cosa non è vero? Non è vero che il Signore ti ha voluto da sempre e che ti ama di un amore diretto solo a te? Non è vero che se ti chiama ti dà anche gli strumenti per seguirlo portando frutti di Grazia? Non è vero che la Sua Presenza colmerà ogni vuoto se tu sarai capace di fare solitudine delle cose inutili attorno a te? Non è vero che Lui muove i sentimenti del tuo cuore e che lo vuole abitare per non farlo invecchiare mai?
Siamo veramente stolti, come le vergini poco sagge che non riempirono le loro lampade di olio, in attesa del ritorno dello sposo...
E' vero, farsi coraggio non è mai semplice; ma una via esiste: farsi bambini, fidarsi come il bambino fa della mamma. Tu, Dio, che mi conosci nel profondo, che "mi hai tessuto nelle profondità della terra" quando ancora di me non esisteva nemmeno l'idea tra i miei genitori, concedimi la grazia di dire un "si" coraggioso; sicuramente limitato nei miei poveri strumenti, ma pieno di commuovente slancio verso di te e le tue braccia spalancate.
A lode di Cristo!


Per contattare il curatore del blog, scrivere a: clausura@hotmail.it

lunedì 18 giugno 2012

L'inferno è anche perdere tempo nello scegliere.

Il post che ho pubblicato ieri sulla scelta, polarizzato particolarmente su due pilastri di un certo ideale monastico (Silenzio e Solitudine), da concepire nella loro giusta accezione, ha mosso molti a scrivermi per chiedere indicazioni circa esperienze vocazionali; questa è una grazia di Dio, perchè ci sono ancora tanti giovani che desiderano interrogarsi assieme al Signore sul loro futuro stato di vita.

Ma quello che mi ha colpito maggiormente è stato ricevere tante e tante mail da persone che, arrivate ad una certa età, si sono rammaricate con tristezza, angoscia e frustrazione per non aver risposto in tempo all'invito del Maestro a seguirli e a vivere con Lui, per Lui solo.
Progetti di vita che sono stati stroncati dai continui rimandi perchè è mancato il coraggio di tuffarsi pienamente nell'abisso di Dio; o da genitori "disperati" per la "perdita" di un figlio o una figlia dietro una scelta così "assurda"; o da situazioni che non si è stati capaci di governare.
Tutte queste persone, arrivate a soglie di età ove non è più possibile scegliere di entrare in monastero, sono disperate e ricordano con triste nostalgia il tempo in cui potevano lanciarsi in questa bellissima avventura.

Vorrei dire alcune cose al riguardo.
- Gettarsi nell'abisso di Dio non è un'avventura fatta da incoscienti; per chi ha fede, Dio è un Padre Buono che vuole solo il bene dei suoi figli. Affidarsi, gettarsi nel suo Tu non significa "rischiare", secondo i parametri umani, ma affidarsi con atteggiamento di bimbo alle sue cure, che non mancano mai, nella concretezza della vita.
- Il Signore non obbliga nessuno a seguirlo lungo una strada, piuttosto che un'altra. Interiormente e attraverso i segni tangibili della vita ci fa percepire cosa sia meglio per noi; il Suo progetto è anche nostro ed è fatto sulla nostra persona, sulla nostra anima. E' un progetto unico, irripetibile, personalizzato, che è per il nostro bene. Nella vita è possibile fare altre scelte, ma parlando chairamente, non saranno mai così buone per noi come il progetto che Dio ha fatto, ma che non impone.
- Purtroppo ragioniamo utilizzando categorie comuni, diventate ormai normali, ma che nascono dalla visione solo orizzontale della vita: genitori che si disperano per la "perdita" di un figlio, di una figlia che entrano in convento, in monastero, in seminario o che vanno in missione. Magari genitori "cattolici", che vanno a Messa; che hanno mandato i figli a catechismo, che gli hanno fatto fare Prima Comunione e Cresima; che si accostano alla Confessione... che quando arriva la benedizione delle famiglie lustrano la casa e fanno una bella offera al parroco... Ma dov'è l'adesione al Vangelo? Dov'è la fede? E' paradossale dirsi cristiani e considerare "perso" un figlio che sceglie il Signore. Dove sono state messe quelle indimenticabili pagine del Vangelo dove il Signore, a più riprese, chiama i suoi in disparte per ammirare la Sua Gloria, o dove chiede al giovane ricco di seguirlo per entrare nella "perfezione" concepita da Dio? E potremmo continuare. Questi genitori così particolari, operando in questo modo, assecondano non solo un istinto puramente egoista, ma tramite questo facilitano l'azione del demonio, che vuole proprio questo. Cosa deve fare un figlio o una figlia? Fermarsi al giudizio restrittivo di questi genitori? Li consiglio di affidarsi ad un santo sacerdote, meglio se un religioso; di non parlare mai con nessuno della propria vocazione finchè non ci sia certezza e di progettare la crescita vocazione e l'adesione ad un particolare stato di vita con discrezione, senza fare dannosa pubblicità.
- Con questo non voglio assolutamente dire che il matrimonio sia una scelta secondaria per importanza. Anzi, tutt'altro. Anch'essa è una vocazione che Dio scrive nel cuore e nella sensibilità di molti. Ma quando diventa un ripiego per una vita destinata ad altro, spesso diventa un calvario insopportabile, con conseguenze spesso non felici.
- Per pensare a cosa fare è necessario prima di tutto fare luce su se stessi, pregare e "rientrare" dentro il proprio cuore. Quello è il luogo privilegiato dell'incontro con Dio che parla, non altre situazioni; non vi affidate a un'ipotetico domani. Perchè di domani in domani il tempo passa e sopraggiunge come una tragedia l'età in cui non è più possibile realizzare niente di concreto, se non situazioni palliative.
Preghiamo, fratelli. Sempre.
Ma prendiamo anche il coraggio a due mani. Il Signore "vuole il cuore giovane per renderlo tale da non farlo invecchiare mai".
A lode di Cristo!
Pax.

Per contattare il curatore del blog, scrivere a: clausura@hotmail.it

domenica 17 giugno 2012

Per te che stai per scegliere...

Carissimi,
Continuando in modo semplice ad esortare alla Solitudine e al Silenzio, come vie che conducono all'intimo colloquio con il Signore, e a scegliere lo stato di vita monastico e/o eremitico se si sente nel cuore il desiderio di appartenere solo a Dio, oggi voglio invitarvi a leggere "nella quiete dell'anima" il capitolo XX del I L. de "L'imitazione di Cristo".
Lo riporto volentieri qui sotto, perchè a ciascuno di coloro che si sentono particolarmente attratti verso il multiforme deserti monastico arrivi una parola di sostegno che ha attraversato oltre dieci secoli di storia cristiana.
Dobbiamo infatti ricordare che questo piccolo libro ha rappresentato un punto di riferimento per generazioni e generazioni di monaci, monache, sacerdoti e fedeli cristiani, che hanno trovato qui la concretizzazione della Parola di Dio, Immutabile nei Secoli.
Quindi, per te che sei sul crinale della scelta e che ti senti turbato dal dubbio (normalmente presente nella natura umana) queste parole che seguono sono un'indicazione quanto mai opportuna per capire che Gesù non ti chiama al nulla o alla tristezza, ma a spogliarti di te stesso e a rivestire con Lui la nuova umanità che ha preparato per te; non per altri, ma per te. Perchè il Suo progetto è originale, unico e irripetibile per ogni persona.
Non aver paura di farti ammaestrare dalla Sua Presenza nella casa del Silenzio e della Solitudine e soprattutto non cadere nel tranello del mondo, che traduce queste due parole con due significati altamente negativi: tristezza e vuoto. No! Solitudine e Silenzio di ciò che non ci serve, ma che ci guasta; Silenzio delle situazioni che ci allontanano da Dio e che progressivamente ci avvicinano all'inferno, del quale, il mondo d'oggi non vuol sentire parlare, perchè - intimamente - non lo conosce e se lo conosce ne ha paura, tanto da cacciarlo dal suo raggio di possibilità.
Silenzio e Solitudine sono il luogo e la condizione privilegiata per incontrare concretamente Gesù, in compagnia di Maria e dei Santi, che hanno sperimentato la dolcezza dell'Amore di Dio.
Nel Silenzio e nella Solitudine impari a spogliarti del tuo egoismo e a fare come il seme: morire per germogliare nuovo e pieno di frutto; non solo a vantaggio e beneficio tuo, ma anche per tutti quei fratelli e quelle sorelle che non ti conosceranno mai, perchè non potranno mai partecipare della tua vita, ma che trarranno beneficio oggi come domani dalle preghiere di te e dei tanti monaci sparsi in tutto il mondo. Uomini e donne dei quali nessuno sa niente, tanto meno il nome. Anonimi sulla terra, operai nel vigna, anticipatori della bellezza del Regno dei Cieli.
L'AMORE DELLA SOLITUDINE E DEL SILENZIO

1. Cerca il tempo adatto per pensare a te e rifletti frequentemente sui benefici che vengono da Dio. Tralascia ogni cosa umanamente attraente; medita argomenti che ti assicurino una compunzione di spirito, piuttosto che un modo qualsiasi di occuparti. Un sufficiente spazio di tempo, adatto per dedicarti a buone meditazioni, lo troverai rinunciando a fare discorsi inutilmente oziosi e ad ascoltare chiacchiere sugli avvenimenti del giorno. I più grandi santi evitavano, per quanto possibile, di stare con la gente e preferivano stare appartati, al servizio di Dio. E' stato detto: ogni volta che andai tra gli uomini ne ritornai meno uomo di prima (Seneca, Epist. VII, 3). E ne facciamo spesso esperienza, quando stiamo a lungo a parlare con altri. Tacere del tutto è più facile che evitare le intemperanze del discorrere, come è più facile stare chiuso in casa che sapersi convenientemente controllare fuori casa. Perciò colui che vuole giungere alla spiritualità interiore, deve, insieme con Gesù, ritirarsi dalla gente. Soltanto chi ama il nascondimento sta in mezzo alla gente senza errare; soltanto chi ama il silenzio parla senza vaneggiare; soltanto chi ama la sottomissione eccelle senza sbagliare; soltanto chi ama obbedire comanda senza sgarrare; soltanto colui che è certo della sua buona coscienza possiede gioia perfetta.

2. Però, anche nei santi, questo senso di sicurezza ebbe fondamento nel timore di Dio. Essi brillarono per straordinarie virtù e per grazia, ma non per questo furono meno fervorosi e intimamente umili. Il senso di sicurezza dei cattivi scaturisce, invece, dalla superbia e dalla presunzione; e , alla fine, si muta in inganno di se stessi. Non sperare di avere sicurezza in questo mondo, anche se sei ritenuto buon monaco o eremita devoto; spesso, infatti, coloro che sembravano eccellenti agli occhi degli uomini sono stati messi nelle più gravi difficoltà. Per molte persone è meglio dunque non essere del tutto esenti da tentazioni ed avere sovente da lottare contro di queste, affinché non siamo troppo sicure di sé, non abbiamo per caso a montare in superbia o addirittura a volgersi sfrenatamente a gioie terrene. Quale buona coscienza manterrebbe colui che non andasse mai cercando le gioie passeggere e non si lasciasse prendere dal mondo! Quale grande pace, quale serenità avrebbe colui che sapesse stroncare ogni vano pensiero, meditando soltanto intorno a ciò che attiene a Dio e alla salute dell'anima, e ponendo ben fissa ogni sua speranza in Dio! Nessuno sarà degno del gaudio celeste, se non avrà sottoposto pazientemente se stesso al pungolo spirituale. Ora, se tu vuoi sentire dal profondo del cuore questo pungolo, ritirati nella tua stanza, lasciando fuori il tumulto del mondo, come sta scritto: pungolate voi stessi, nelle vostre stanze (Sal 4,4). Quello che fuori, per lo più, vai perdendo, lo troverai nella tua cella; la quale diventa via via sempre più cara, mentre reca noi soltanto a chi vi sta di mal animo. Se, fin dall'inizio della tua venuta in convento, starai nella tua cella, e la custodirai con buona disposizione d'animo, essa diventerà per te un'amica diletta e un conforto molto gradito.

3. Nel silenzio e nella quiete l'anima devota progredisce e apprende il significato nascosto delle Scritture; nel silenzio e nella quiete trova fiumi di lacrime per nettarsi e purificarsi ogni notte, e diventa tanto più intima al suo creatore quanto più sta lontana da ogni chiasso mondano. Se, dunque, uno si sottrae a conoscenti e ad amici, gli si farà vicino Iddio, con gli angeli santi. E' cosa migliore starsene appartato a curare il proprio perfezionamento, che fare miracoli, dimenticando se stessi. Cosa lodevole, per colui che vive in convento, andar fuori di rado, evitare di apparire, persino schivare la gente. Perché mai vuoi vedere ciò che non puoi avere? "Il mondo passa, e passano i suoi desideri" (1Gv 2,17). I desideri dei sensi portano a vagare con la mente; ma, passato il momento, che cosa ne ricavi se non un peso sulla coscienza e una profonda dissipazione? Un'uscita piena di gioia prepara spesso un ritorno pieno di tristezza; una veglia piena di letizia rende l'indomani pieno di amarezza; ogni godimento della carne penetra con dolcezza, ma alla fine morde e uccide. Che cosa puoi vedere fuori del monastero, che qui tu non veda? Ecco, qui hai il cielo e la terra e tutti glie elementi dai quali sono tratte tutte le cose. Che cosa altrove potrai vedere, che possa durare a lungo sotto questo sole? Forse credi di poterti saziare pienamente; ma a ciò non giungerai. Ché, se anche tu vedessi tutte le cose di questo mondo, che cosa sarebbe questo, se non un sogno senza consistenza? Leva i tuoi occhi in alto, a Dio, e prega per i tuoi peccati e per le tue mancanze. Lascia le vanità alla gente vana; e tu attendi invece a quello che ti ha comandato Iddio. Chiudi dietro di te la tua porta, chiama a te Gesù, il tuo diletto, e resta con lui nella cella; ché una sì grande pace altrove non la troverai. Se tu non uscirai e nulla sentirai dal chiasso mondano, resterai più facilmente in una pace perfetta. E poiché talvolta sentire cose nuove reca piacere, occorre che tu sappia sopportare il conseguente turbamento dell'animo.
Per contattare il curatore del blog, scrivere a: clausura@hotmail.it

sabato 16 giugno 2012

Non lasciare che il domani ti condanni alla tristezza. La scelta.

Oggi vorrei soffermarmi sulla Parola che condivideremo in questa XI Domenica del Tempo Ordinario. All'inizio di questa estate (per molti segno di distrazione totale, anche dalla Presenza di Dio) il Vangelo ci ammonisce in modo chiaro: "...e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura". Il Regno di Dio non è opera di un'utopia, di un bel sentimento; è l'opera del contadino che semina.
E il seme, "caduto in terra muore". Solo grazie a questa morte apparente può produrre molto frutto.
In questa logica rivedo la donazione che molte anime generose fanno di loro stesse al Signore, avviandosi per la via del monachesimo, della contemplazione, della progressiva totale unione a Dio nella Preghiera, nel Silenzio, nella Solitudine.
Il mondo non capisce questa logica virtuosa; non fa niente, è scritta nel Cuore stesso di Cristo, che ieri abbiamo festeggiato come Fonte Eterna di Misericordia Infinita.
Il mondo non sa che cosa voglia dire seguire il Signore rinunciando a TUTTO di se stessi: non comprende che è un ritrovare se stessi in una forma ancora superiore, più cosciente, più piena, ancora maggiormente consapevole.
Il mondo non sa che cosa voglia dire "spogliarsi per rivestirsi" di novità assoluta, di Amore e di Carità.
Il mondo segue un "monachesimo" alternativo, nel caos, nella condivisione forzata di ciò che dovrebbe rimanere intimo; nella proliferazione delle forme dispersive che mettono in saldo qualsiasi aspetto anche prezioso dell'interiorità umana.
Al mondo piace disgregare e puntare i fari su particolari e "valori" (disvalori) che - a sua logica - valorizzano le particolarità, anche le più abiette per renderle distintive di caratteri che non sono universali, non servono alla dignità, non valorizzano il tesoro che ciascuno ha dentro.
Tu, fratello o sorella che leggi, sai che dentro hai un tesoro di talenti messo da Dio? Ti sei mai posto questa domanda con serietà? Cosa fai per renderlo fruttifero? Per farlo emergere?
Se senti che il Signore ti chiama ad un "colloquio" più personale, intimo, continuativo... non avere paura... Gettati nell'abisso di Dio e non indugiare tra i lacci del mondo, che a lungo andare ti creeranno solo frustrazione e senso di smarrimento.
Ho conosciuto tante persone che, arrivate ad una certa età, si sono pentite di non aver spiccato il volo.
Io prego anche per te, perchè non accada la stessa cosa alla Tua Anima.
A lode di Cristo!



Per contattare il curatore del blog, scrivere a: clausura@hotmail.it

domenica 27 maggio 2012


Sequenza
Vieni, Santo Spirito,
manda a noi dal cielo
un raggio della tua luce.
Veni, Sancte Spíritus,
et emítte cǽlitus
lucis tuæ rádium.
Vieni, padre dei poveri,
vieni, datore dei doni,
vieni, luce dei cuori.
Veni, pater páuperum,
veni, dator múnerum,
veni, lumen córdium.
Consolatore perfetto,
ospite dolce dell'anima,
dolcissimo sollievo.
Consolátor óptime,
dulcis hospes ánimæ,
dulce refrigérium.
Nella fatica, riposo,
nella calura, riparo,
nel pianto, conforto.
In labóre réquies,
in æstu tempéries,
in fletu solácium.
O luce beatissima,
invadi nell'intimo
il cuore dei tuoi fedeli.
O lux beatíssima,
reple cordis íntima
tuórum fidélium.
Senza la tua forza,
nulla è nell'uomo,
nulla senza colpa.
Sine tuo númine,
nihil est in hómine
nihil est innóxium.
Lava ciò che è sordido,
bagna ciò che è arido,
sana ciò che sanguina.
Lava quod est sórdidum,
riga quod est áridum,
sana quod est sáucium.

Piega ciò che è rigido,
scalda ciò che è gelido,
drizza ciò ch'è sviato.
Flecte quod est rígidum,
fove quod est frígidum,
rege quod est dévium.
Dona ai tuoi fedeli
che solo in te confidano
i tuoi santi doni.
Da tuis fidélibus,
in te confidéntibus,
sacrum septenárium.
Dona virtù e premio,
dona morte santa,
dona gioia eterna.
Da virtútis méritum,
da salútis éxitum,
da perénne gáudium.

Per contattare il curatore del blog, scrivere a: clausura@hotmail.it