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domenica 15 gennaio 2012

Unicità di Cristo, unicità della Chiesa. Contro la debolezza di un pensiero fintamente "libero".

Carissimi fratelli e sorelle,
Riflettendo su questi nostri tempi, in cui tutto è relativo, compresa la fede che ha sostenuto e fondato la vita e l'identità profonda di tante generazioni, ho voluto riportare di seguito uno dei passaggi fondamentali della DOMINUS IESUS, la dichiarazione con cui la Congregazione per la Dottrina della Fede ribadisce ancora una volta l'unicità della Rivelazione di Cristo e della natura della Chiesa.
Questo passaggio merita una lettura attenta, alla quale faccia seguito un atteggiamento di preghiera e di profonda presa di coscienza. Dopo la nuova consapevolezza è necessario mutare il nostro atteggiamento: inutile criticare gli altri se noi per primi, nel nostro piccolo, non sappiamo rimettere la barra a dritto. Tutti siamo chiamati ad essere missionari, nuovi annunciatori, con fermezza e proponendo a chi non è cristiano con carità le verità profonde della nostra fede.
Ma per fare questo è necessario prima di tutto esserne convinti noi: non idealmente, ma nei gangli vitali del nostro essere. Credo che Gesù è Dio fatto uomo? Credo che Dio ha visitato anche la mia storia personale? Credo che nell'Eucarestia il Signore si dona a noi e a tutta la Chiesa in sacrificio salvifico unico e santo? Credo che il Signore Gesù è risorto e che - come Lui - anche io sono chiamato alla Vita Eterna (che posso anche rifiutare, dannandomi eternamente)? Credo che Maria Santissima sia il Veicolo Privilegiato della Grazia, Madre del Signore e della nostra Fede?
Ecco a tutti voi il testo.



CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE
DICHIARAZIONE
"DOMINUS IESUS"

CIRCA L'UNICITÀ E L'UNIVERSALITÀ SALVIFICA
DI GESÙ CRISTO E DELLA CHIESA


4. Il perenne annuncio missionario della Chiesa viene oggi messo in pericolo da teorie di tipo relativistico, che intendono giustificare il pluralismo religioso, non solo de facto ma anche de iure (o di principio). Di conseguenza, si ritengono superate verità come, ad esempio, il carattere definitivo e completo della rivelazione di Gesù Cristo, la natura della fede cristiana rispetto alla credenza nelle altre religioni, il carattere ispirato dei libri della Sacra Scrittura, l'unità personale tra il Verbo eterno e Gesù di Nazareth, l'unità dell'economia del Verbo incarnato e dello Spirito Santo, l'unicità e l'universalità salvifica del mistero di Gesù Cristo, la mediazione salvifica universale della Chiesa, l'inseparabilità, pur nella distinzione, tra il Regno di Dio, Regno di Cristo e la Chiesa, la sussistenza nella Chiesa cattolica dell'unica Chiesa di Cristo.



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giovedì 12 gennaio 2012

Maria si è scelta la parte migliore. Non le sarà tolta. Chiesa e contemplazione

Molte volte, da questo blog, ho sottolineato (forse "insistito") sulla necessità di non separare l'azione dalla contemplazione nella comunità cristiana, ad ogni livello.
Contemplare, cercare Dio in un intimo colloquio fatto non solo di parole, non è un'occupazione riservata ai monaci, a qualche sperduto eremita o a persone di sensibilità particolari. Certo, per un monaco è l'essenziale, è il Tutto; si dedica a questo per essere intercessore vivente presso Dio, a beneficio di un'umanità che spesso ignora Dio e sicuramente ignora l'esistenza di quel minuscolo uomo, chiamato monaco (solo e solo per Lui).
Ma anche la Parrocchia, l'Associazione di volontariato cattolica, il gruppo dei catechisti, dei cantori, dei ministranti, dei volontari per l'oratorio... tutti nella Chiesa di Cristo hanno bisogno di riscoprire e di vivere il ruolo di Maria, sorella di Marta, amiche entrambe di Gesù.
Maria, ai piedi di Gesù, assorta in contemplante ascolto, non è passiva, è attiva: crea e ricrea non solo il suo intimo colloquio con quell'amico speciale, ma se stessa; quella donna è la figura di chi sa che contemplare è un'azione vitale come mangiare, dormire, bere... Senza il motivo di fondo, ogni nostra azione non è più conseguenza di niente, è puro meccanicismo, fine a se stesso; non parla di niente, di nessuno, non ha anima.
Se un gesto (fatto anche all'interno della comunità di fede) non ha respiro, non ha nemmeno anima; non diventa un gesto missionario, ma un "gesto tampone". Finito l'atto stesso di quel fare, si esaurisce anche la spinta entusiastica, finisce ancor prima la sua efficacia. Gesù ha fatto gesti che hanno inciso profondamente il vissuto di chi li ha ricevuti, pur passando dalla materialità dei bisogni. Ricordate la moltiplicazione dei pani e il successivo dialogo con i discepoli che litigavano? Gesù dice loro: "ancora non avete capito?".
Forse molte cose non le abbiamo capite nemmeno noi, presi come siamo dal fare fare fare e mai dal pregare prima di fare; raramente dal mettersi in ascolto della Parola, prima di fare; quasi mai dal vivere il respiro di Dio nel Silenzio e nella Solitudine prima di fare...
Diceva un autore a me molto caro che ci si priva della contemplazione si esaurisce; chi vi si accosta trova in essa riposo, nutrimento, energia.
Forse, quando si parla di contemplazione, troppo spesso si pensa a qualcosa di impossibile, ma non è così. Chi prega e pregando rientra in se stesso, contempla Dio attraverso le parole che risuonano nella mente e nel cuore. Chi ascolta la Parola e la rumina nel Silenzio, contempla Dio che parla trapassando i secoli. Chi si mette di fronte agli occhi di Dio nella Solitudine, prima di riprendere il cammino di comunità, contempla Dio che lo accarezza togliendo ansia e paura.
Preghiamo perchè anche i nostri Sacerdoti educhino al Silenzio, alla preghiera vera, alla Lectio Divina e alla ricerca di Dio prima di ogni altra azione nella comunità.
A lode di Cristo!


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mercoledì 11 gennaio 2012

Il Tempo Ordinario

Dopo la solennità del Battesimo del Signore, siamo tornati al Tempo Ordinario. Questa espressione, che sicuramente avete sentito pronunciare nelle vostre chiese, sembra quasi incedere ad una sorta di "caduta" verso qualcosa di statico e noioso...come se l'Ordinario fosse la pista consueta della nostra fede.
Invece no, fratelli e sorelle.
Dobbiamo approfittare di questo Tempo Santo, che l'anno liturgico propone alla nostra attenzione più volte nell'arco dei mesi, per farci condurre con Gesù attraverso le tappe salienti della Sua Missione Pubblica.
Attraverseremo con Lui la necessaria alternanza e compenetrazione tra parole e gesti; l'incontro con le diverse realtà della vita (il dolore, la gioia, la solitudine, la convivialità, il nascondimento, il protagonismo...) e con lui - attraverso la Parola proposta dalla Liturgia - scopriremo che Dio tocca con mano ogni ambito dell'agire umano. Non per niente l'Incarnazione e la Nascita nella storia sono i presupposti necessari perchè il Signore dei Secoli incontri l'incedere della nostra vita.
Allora perchè avere timore? Dio, in Cristo Gesù, ha "sperimentato" le nostre ansie e le nostre gioie. Siamo noi poco abituati ad affidarci, a lasciarci andare, a far si che sia Lui a prenderci per mano: pretendiamo noi di prendere per mano Dio.
Già qualcuno lo fece prima di noi e non andò molto bene...
Allora, fratelli e sorelle, partecipiamo assiduamente alla Liturgia in questo Tempo Ordinario e stiamo attenti alla proclamazione della Parola; facciamola brillare alla luce dell'Eucarestia e percorriamo con Gesù le vie di una storia che ci riguarda. Riguarda me, riguarda te che mi leggi.
A lode di Cristo!


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giovedì 5 gennaio 2012

Io ti ho incontrato, Gesù. Io come i Magi, torno a casa diverso.

Credo che la pagina del Vangelo sull'arrivo dei Magi a Betlemme sia una delle più significative del Nuovo Testamento. Ovviamente dipende con quali occhi e con quale disposizione interiore si legge. La Celeste Provvidenza volle che questo fatto fosse inserito tra le Sacre Pagine e che penetrasse i millenni, perchè colui che cerca Cristo facesse l'identico percorso di questi tre misteriosi saggi, che provenivano dall'Oriente (di là sorge il Sole, guarda caso...). Nel Vangelo non si parla del loro numero, nè si appellano come "re". Siamo noi che li chiamiamo "re" magi, ma non hanno niente a che vedere con questo titolo. Erano sicuramente grandi osservatori, studiosi della volta celeste, di quel firmamento squarciato da Dio, per discendere nella nostra natura umana.
Il loro percorso verso Betlemme è tutt'altro che facile! E' lastricato di "brutti incontri" e di tranelli; solo la provvidenziale ispirazione, l'avviso avuto in sogno li convince a "non riprendere quella strada", che li avrebbe condotti in pasto ad Erode, con una notizia troppo ghiotta sul luogo ove si trovava il Bambino.
Quando arrivano alla casa dove si trovava il bambino, vedono Lui, avvolto dall'amore luminoso di una madre che "conserva nel suo cuore" una realtà più grande di Lei, custoditi entrambi dalle attenzioni e dall'occhio puro di Giuseppe, in qualche modo tutela terrestre di quel Messia che - dovendo vivere in tutto e per tutto similmente a noi - ha bisogno di un papà che sostenga la sua schiena nel cammino della crescita umana.
Cosa fanno i Magi (sicuramente politeisti, pagani, ma DISPONIBILI) quando trovano il bambino e quando immediatamente comprendono la grandezza di quella essenziale scena familiare? Si prostano ad adorarlo... Non hanno bisogno di grosse dissertazioni, trionfi, manifestazioni; di attenggiamenti accattivanti e di strizzate d'occhio qua e là... La disponibilità personale è quella che introduce all'atteggiamento dell'adorazione e che fa aprire lo scrigno del dono.
I tre dono sono pregni di significato. Oro perchè sei Re, incenso perchè in Te c'è tutta la Natura Divina; mirra perchè la tua via è segnata da un finale doloroso. Maria osserva, conserva anche questo nel cuore, così come conserva il ricordo e l'offerta di ciascuno di noi.
Alla fine cosa fanno questi uomini così dotti, quanto misteriosi? Se ne vanno, ma non come quando sono arrivati. Dentro di loro cambia tutto, fanno ritorno alla loro realtà, alle loro terre, ma sono lieti, gioiosi, è cambiato il loro movimento interiore.
Cari cristiani, noi incontriamo Gesù ogni volta che andiamo a Messa nella Santa Eucarestia; lo incontriamo nella preghiera; abbiamo impresso il sigillo del Padre fin dal giorno del Battesimo. Siamo immensamente più fortunati dei Magi! Ma siamo gioiosi?
Siamo una chiesa della gioia? Siamo una chiesa della sostanza? Siamo cristiani che sentono dentro la grandezza del dono che Dio ci fa costantemente di se?
Chiediamocelo, io per primo.
Poi, come i Magi, ogni volta che ritorneremo dall'incontro con Gesù, sentiamoci lieti, gioiosi. Perchè lo abbiamo visto e sentito; si è fatto Eucarestia per noi; sacramento; incontro. Offriamogli il nostro oro, il nostro incenso e la nostra mirra interiori. Torniamo ogni volta, alle nostre terre e alle nostre occupazioni, ma diversi. In modo tale che gli altri leggano nei nostri occhi che Qualcuno (che abbiamo realmente incontrato) ci ha cambiato, perchè ci ha fatto felici, contenti, allegri, ebbri di questa felicità che ubriaca l'anima. Si. Lasciamoci andare.
"Mi hai sedotto, Signore e io mi sono lasciato sedurre".
A lode di Cristo!

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mercoledì 4 gennaio 2012

Cristo è a bordo della Barca. O no?

Vorrei dedicare un altro passaggio alla necessità di farsi Chiesa Eucaristica, proprio in prossimità della Solennità dell'Epifania.
Molti mi hanno scritto, relativamente al post immediatamente precedente a questo, segnalando le loro esperienze di Chiesa, le aspettative, gli entusiasmi spesso messi a frutto per la missione comune, altre volte soffocati da consuetudini meccaniche o da personalismi che sviliscono ogni piccola o grande fiamma d'amore per Cristo.
Tutto il Nuovo Testamento e in particolare i Santi Vangeli, ruotano su questa necessità inalienabile della Chiesa: non avere un pane ciascuno, ma farsi tutti unico pane. Ricordate quel passaggio del capitolo 8 di Marco? "14 Ma i discepoli avevano dimenticato di prendere dei pani e non avevano con sé sulla barca che un pane solo. 15 Allora egli li ammoniva dicendo: «Fate attenzione, guardatevi dal lievito dei farisei e dal lievito di Erode!». 16 E quelli dicevano fra loro: «Non abbiamo pane». 17 Ma Gesù, accortosi di questo, disse loro: «Perché discutete che non avete pane? Non intendete e non capite ancora? Avete il cuore indurito? 18 Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite? E non vi ricordate, 19 quando ho spezzato i cinque pani per i cinquemila, quante ceste colme di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Dodici». 20 «E quando ho spezzato i sette pani per i quattromila, quante sporte piene di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Sette». 21 E disse loro: «Non capite ancora?». 
Fratelli, sorelle, questa è la "Carte d'identità" di una Chiesa veramente eucaristica...
I discepoli (dopo la moltiplicazione dei pani) salgono sulla barca (grande simbolo evangelico che rappresenta la Chiesa, la nostra Comunità in tutti i tempi). Nonostante che ci sia Gesù a bordo (nelle nostre comunità consideriamo sempre il fatto di avere/tenere Gesù a bordo?) essi "litigano" e si "disperano" perchè c'è un SOLO PANE, ne vorrebbero forse "uno ciascuno" (personalismo, individualismo esasperato, assenza dell'idea di comunità...). Gesù ancora una volta li rimprovera con parola sicura e determinata. Gli fa ripercorrere quel che ha compiuto poco prima: "Non capite? Non capite ancora?". Se Gesù è a bordo della Barca (la Chiesa) se la sua presenza rientra nei nostri "conteggi e piani" (orribile...) allora l'Unico Pane si trasforma nell'abbondanza che SOLO CRISTO può dare. Difficilmente potrebbero le nostre piccole vanità. Allora l'Unico Pane non diventa un pretesto per "litigare", per "preoccuparsi", per vivere della proprie "piccole disperazioni umane"; ma un motivo per sentirsi uniti, perchè sulla Barca c'è Cristo  a bordo.
Vogliamo avere occhi e vedere, vogliamo che Cristo un giorno dica al nostro cuore: "Ora inizi a capire, a capire che ogni mio gesto parla del Cielo, non di una temporanea soddisfazione. Ora inizi a capire che ogni mia Parola tende all'Eucarestia, perchè tu raccolga entrambe e le riversi come frutto del Cielo sulla terra assetata".
A lode di Cristo!

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martedì 3 gennaio 2012

Ma tu che "Cristo" porti?

Il rischio che la nostra fede si trasformi in una comoda "istituzione" personale è davvero forte. La percezione che spesso si ha della Chiesa e del suo messaggio non è quella che è nelle intenzioni di Gesù Salvatore. Ciò che dovrebbe essere la gemma scatenante un nuovo modo di essere, di vivere, di amare, di condividere, molte volte viene percepita come ripiegata su se stessa, ridicola, tutta compiaciuta delle proprie vuote routine... poco ripiegata sull'uomo di oggi, che ha bisogno di preghiera, redenzione, salvezza. Anche l'uomo del 2012 ha bisogno di ri-sapere con rinnovato slancio che Gesù è risorto, che anche lui risorgerà corpo e anima, che Gesù è presente nell'Eucarestia. Ecco il punto. La Chiesa nasce dall'Eucarestia, ma non può esserlo solo all'interno dei propri templi dorati, o tra le segrete stanze di associazioni e gruppi autoreferenziali. Essere Eucarestia significa farsi dono, dono che parla e porta realmente Cristo; non che lo "racconti" semplicemente. Una Chiesa che non è Eucaristica non può essere efficace nemmeno nella carità, perchè ogni sua opera solidale sarà uguale a qualsiasi altra e terminerà nel momento in cui si sarà esaurita materialmente. L'aiuto della Chiesa deve portare un "di più" fecondo, immateriale, soprannaturale: deve portare Gesù vivo e vero. Chissà in quanti posti arriva l'aiuto di molti cristiani, di tante organizzazioni cristiane e cattoliche, ma troppo troppo separato dall'annuncio del NOME DI GESU'. Questa è una sconfitta del Vangelo, forse è solo una vittoria per l'autostima personale di alcuni, di qualche gruppo, di qualche organizzazione.
Forse - come diceva uno scrittore a me tanto caro, nei primi anni '90 - "ci siamo messi a giocare con i ladroni"; forse abbiamo poco chiara in testa l'idea di Gesù: la Chiesa non è un gruppo, una Organizzazione, peggio ancora... una Istituzione... La Chiesa è Cristo Stesso, perchè ogni battezzato che la compone porta Cristo Rendentore dentro di sè.
Allora si, fratelli e sorelle carissimi, dobbiamo ricominciare da qui, ognuno nella sua realtà concreta. Dobbiamo avere il coraggio di ri-pensare ogni nostra cosuetudine, per essere veramente portatori di Cristo. Ma non a parole, quelle non servono più; ai nostri giorni complicano soltanto le cose. Chiesa della realtà e dell'efficacia, ma solo quando porta Cristo Risorto, Vivo e Vero.
A lode di Cristo!

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lunedì 2 gennaio 2012

Dov'è il tuo Dio?

Carissimi,
Oggi voglio proporvi una lettura e una preghiera più attenta attraverso le parole del Salmo 41, in questo giorno in cui ricordiamo San Basilio e San Gregorio; due uomini chiamati da Dio a seguirlo nel deserto. E prima ancora di quello fisico, in quello della Tenda dell'Incontro con Lui.
Anche nei momenti in cui furono richiamati a ricoprire incarichi di apostolato attivo, trassero dal tesoro della solitudine e della preghiera i tesori migliori, per difendere e vivere la fede.
Il Salmo 41, attraverso il delicato esempio della cerva, indica la tensione interiore dell'anima che anela solo a Dio, che desidera essere solo con Lui, servirlo, amarlo e farsi amare 24 ore al giorno, per essere seme a beneficio della propria anima e dell'umanità intera, che ancora oggi (oggi più che mai) ha bisogno di cuori interamente dedicati a intercedere presso il Signore per il mondo intero, spesso impazzito dietro alle sue assurde e incomprensibili dinamiche.
Mio Dio, sei la mia acqua, quella che toglie la sete in modo permanente; se non sei con me, se io non sono con te "le lacrime sono mio pane giorno e notte..."
Sono il primo che corre verso il tuo Santuario, il tuo servizio è per me vita, respiro, incedere perpetuo verso di Te.
Non ti rattristare, anima mia, spera in Lui, la Sua lode sarà la tua vita, tra i ricordi dei giorni migliori, non dimenticare mai che il tuo cuore, il tuo piccolo cuore freme e diventa grande, si dilata quando pensi alla bellezza dello stare dinanzi al Suo Volto, sempre, dialogando con Lui, crescendo per Lui e per tutti coloro che non sapranno mai nulla di te, nulla della preghiera, nulla della vita dedicata solo a Dio.
Volete sapere dov'è il mio Dio? E' nel coraggio di mettersi di fronte a Lui, nella quieta tranquillità della Tenda dell'incontro; sta nel mio respiro, nelle mie lacrime e nei miei sorrisi soddisfatti; sta nella tua mano stanca, nella tua malattia che è offerta. Sta nel tuo dubbio, nella tua bestemmia che è disperato urlo di una persona ferita dal buio degli occhi.
Sta nel saper crescere alla scuola del Silenzio, della Solitudine, dell'Essenzialità. Perchè Dio sia la Gran Voce, la Compagnia, l'Abbondanza.
A lode di Cristo!
SALMO 41  
Come la cerva anela ai corsi d'acqua, *
così l'anima mia anela a te, o Dio.
L'anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente: *
quando verrò e vedrò il volto di Dio?

Le lacrime sono mio pane giorno e notte, *
mentre mi dicono sempre: «Dov'è il tuo Dio?».

Questo io ricordo, e il mio cuore si strugge: †
attraverso la folla avanzavo tra i primi *
fino alla casa di Dio,

in mezzo ai canti di gioia *
di una moltitudine in festa.

Perché ti rattristi, anima mia, *
perché su di me gemi?
Spera in Dio: ancora potrò lodarlo, *
lui, salvezza del mio volto e mio Dio.

In me si abbatte l'anima mia; †
perciò di te mi ricordo *
dal paese del Giordano e dell'Ermon,
dal monte Mizar.

Un abisso chiama l'abisso
al fragore delle tue cascate; *
tutti i tuoi flutti e le tue onde
sopra di me sono passati.

Di giorno il Signore mi dona la sua grazia, †
di notte per lui innalzo il mio canto: *
la mia preghiera al Dio vivente.

Dirò a Dio, mia difesa: †
«Perché mi hai dimenticato? *
Perché triste me ne vado, oppresso dal nemico?».

Per l'insulto dei miei avversari
sono infrante le mie ossa; *
essi dicono a me tutto il giorno:
«Dov'è il tuo Dio?».

Perché ti rattristi, anima mia, *
perché su di me gemi?
Spera in Dio: ancora potrò lodarlo, *
lui, salvezza del mio volto e mio Dio.


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