Il post che ho pubblicato ieri sulla scelta, polarizzato particolarmente su due pilastri di un certo ideale monastico (Silenzio e Solitudine), da concepire nella loro giusta accezione, ha mosso molti a scrivermi per chiedere indicazioni circa esperienze vocazionali; questa è una grazia di Dio, perchè ci sono ancora tanti giovani che desiderano interrogarsi assieme al Signore sul loro futuro stato di vita.
Ma quello che mi ha colpito maggiormente è stato ricevere tante e tante mail da persone che, arrivate ad una certa età, si sono rammaricate con tristezza, angoscia e frustrazione per non aver risposto in tempo all'invito del Maestro a seguirli e a vivere con Lui, per Lui solo.
Progetti di vita che sono stati stroncati dai continui rimandi perchè è mancato il coraggio di tuffarsi pienamente nell'abisso di Dio; o da genitori "disperati" per la "perdita" di un figlio o una figlia dietro una scelta così "assurda"; o da situazioni che non si è stati capaci di governare.
Tutte queste persone, arrivate a soglie di età ove non è più possibile scegliere di entrare in monastero, sono disperate e ricordano con triste nostalgia il tempo in cui potevano lanciarsi in questa bellissima avventura.
Vorrei dire alcune cose al riguardo.
- Gettarsi nell'abisso di Dio non è un'avventura fatta da incoscienti; per chi ha fede, Dio è un Padre Buono che vuole solo il bene dei suoi figli. Affidarsi, gettarsi nel suo Tu non significa "rischiare", secondo i parametri umani, ma affidarsi con atteggiamento di bimbo alle sue cure, che non mancano mai, nella concretezza della vita.
- Il Signore non obbliga nessuno a seguirlo lungo una strada, piuttosto che un'altra. Interiormente e attraverso i segni tangibili della vita ci fa percepire cosa sia meglio per noi; il Suo progetto è anche nostro ed è fatto sulla nostra persona, sulla nostra anima. E' un progetto unico, irripetibile, personalizzato, che è per il nostro bene. Nella vita è possibile fare altre scelte, ma parlando chairamente, non saranno mai così buone per noi come il progetto che Dio ha fatto, ma che non impone.
- Purtroppo ragioniamo utilizzando categorie comuni, diventate ormai normali, ma che nascono dalla visione solo orizzontale della vita: genitori che si disperano per la "perdita" di un figlio, di una figlia che entrano in convento, in monastero, in seminario o che vanno in missione. Magari genitori "cattolici", che vanno a Messa; che hanno mandato i figli a catechismo, che gli hanno fatto fare Prima Comunione e Cresima; che si accostano alla Confessione... che quando arriva la benedizione delle famiglie lustrano la casa e fanno una bella offera al parroco... Ma dov'è l'adesione al Vangelo? Dov'è la fede? E' paradossale dirsi cristiani e considerare "perso" un figlio che sceglie il Signore. Dove sono state messe quelle indimenticabili pagine del Vangelo dove il Signore, a più riprese, chiama i suoi in disparte per ammirare la Sua Gloria, o dove chiede al giovane ricco di seguirlo per entrare nella "perfezione" concepita da Dio? E potremmo continuare. Questi genitori così particolari, operando in questo modo, assecondano non solo un istinto puramente egoista, ma tramite questo facilitano l'azione del demonio, che vuole proprio questo. Cosa deve fare un figlio o una figlia? Fermarsi al giudizio restrittivo di questi genitori? Li consiglio di affidarsi ad un santo sacerdote, meglio se un religioso; di non parlare mai con nessuno della propria vocazione finchè non ci sia certezza e di progettare la crescita vocazione e l'adesione ad un particolare stato di vita con discrezione, senza fare dannosa pubblicità.
- Con questo non voglio assolutamente dire che il matrimonio sia una scelta secondaria per importanza. Anzi, tutt'altro. Anch'essa è una vocazione che Dio scrive nel cuore e nella sensibilità di molti. Ma quando diventa un ripiego per una vita destinata ad altro, spesso diventa un calvario insopportabile, con conseguenze spesso non felici.
- Per pensare a cosa fare è necessario prima di tutto fare luce su se stessi, pregare e "rientrare" dentro il proprio cuore. Quello è il luogo privilegiato dell'incontro con Dio che parla, non altre situazioni; non vi affidate a un'ipotetico domani. Perchè di domani in domani il tempo passa e sopraggiunge come una tragedia l'età in cui non è più possibile realizzare niente di concreto, se non situazioni palliative.
Preghiamo, fratelli. Sempre.
Ma prendiamo anche il coraggio a due mani. Il Signore "vuole il cuore giovane per renderlo tale da non farlo invecchiare mai".
A lode di Cristo!
Pax.
Per contattare il curatore del blog, scrivere a: clausura@hotmail.it
Seguire Cristo vuol dire vivere un'avventura senza paragoni. Entusiamo con consapevolezza; passione con mitezza; Silenzio e Solitdine per adorare il Mistero. Diventare completamente Luce, contro il pallore languido di una vita vissuta nel riflesso degli altri. Per contattare il curatore del blog scrivere a: clausura@hotmail.it
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lunedì 18 giugno 2012
domenica 17 giugno 2012
Per te che stai per scegliere...
Carissimi,
Continuando in modo semplice ad esortare alla Solitudine e al Silenzio, come vie che conducono all'intimo colloquio con il Signore, e a scegliere lo stato di vita monastico e/o eremitico se si sente nel cuore il desiderio di appartenere solo a Dio, oggi voglio invitarvi a leggere "nella quiete dell'anima" il capitolo XX del I L. de "L'imitazione di Cristo".
Lo riporto volentieri qui sotto, perchè a ciascuno di coloro che si sentono particolarmente attratti verso il multiforme deserti monastico arrivi una parola di sostegno che ha attraversato oltre dieci secoli di storia cristiana.
Dobbiamo infatti ricordare che questo piccolo libro ha rappresentato un punto di riferimento per generazioni e generazioni di monaci, monache, sacerdoti e fedeli cristiani, che hanno trovato qui la concretizzazione della Parola di Dio, Immutabile nei Secoli.
Quindi, per te che sei sul crinale della scelta e che ti senti turbato dal dubbio (normalmente presente nella natura umana) queste parole che seguono sono un'indicazione quanto mai opportuna per capire che Gesù non ti chiama al nulla o alla tristezza, ma a spogliarti di te stesso e a rivestire con Lui la nuova umanità che ha preparato per te; non per altri, ma per te. Perchè il Suo progetto è originale, unico e irripetibile per ogni persona.
Non aver paura di farti ammaestrare dalla Sua Presenza nella casa del Silenzio e della Solitudine e soprattutto non cadere nel tranello del mondo, che traduce queste due parole con due significati altamente negativi: tristezza e vuoto. No! Solitudine e Silenzio di ciò che non ci serve, ma che ci guasta; Silenzio delle situazioni che ci allontanano da Dio e che progressivamente ci avvicinano all'inferno, del quale, il mondo d'oggi non vuol sentire parlare, perchè - intimamente - non lo conosce e se lo conosce ne ha paura, tanto da cacciarlo dal suo raggio di possibilità.
Silenzio e Solitudine sono il luogo e la condizione privilegiata per incontrare concretamente Gesù, in compagnia di Maria e dei Santi, che hanno sperimentato la dolcezza dell'Amore di Dio.
Nel Silenzio e nella Solitudine impari a spogliarti del tuo egoismo e a fare come il seme: morire per germogliare nuovo e pieno di frutto; non solo a vantaggio e beneficio tuo, ma anche per tutti quei fratelli e quelle sorelle che non ti conosceranno mai, perchè non potranno mai partecipare della tua vita, ma che trarranno beneficio oggi come domani dalle preghiere di te e dei tanti monaci sparsi in tutto il mondo. Uomini e donne dei quali nessuno sa niente, tanto meno il nome. Anonimi sulla terra, operai nel vigna, anticipatori della bellezza del Regno dei Cieli.
Continuando in modo semplice ad esortare alla Solitudine e al Silenzio, come vie che conducono all'intimo colloquio con il Signore, e a scegliere lo stato di vita monastico e/o eremitico se si sente nel cuore il desiderio di appartenere solo a Dio, oggi voglio invitarvi a leggere "nella quiete dell'anima" il capitolo XX del I L. de "L'imitazione di Cristo".
Lo riporto volentieri qui sotto, perchè a ciascuno di coloro che si sentono particolarmente attratti verso il multiforme deserti monastico arrivi una parola di sostegno che ha attraversato oltre dieci secoli di storia cristiana.
Dobbiamo infatti ricordare che questo piccolo libro ha rappresentato un punto di riferimento per generazioni e generazioni di monaci, monache, sacerdoti e fedeli cristiani, che hanno trovato qui la concretizzazione della Parola di Dio, Immutabile nei Secoli.
Quindi, per te che sei sul crinale della scelta e che ti senti turbato dal dubbio (normalmente presente nella natura umana) queste parole che seguono sono un'indicazione quanto mai opportuna per capire che Gesù non ti chiama al nulla o alla tristezza, ma a spogliarti di te stesso e a rivestire con Lui la nuova umanità che ha preparato per te; non per altri, ma per te. Perchè il Suo progetto è originale, unico e irripetibile per ogni persona.
Non aver paura di farti ammaestrare dalla Sua Presenza nella casa del Silenzio e della Solitudine e soprattutto non cadere nel tranello del mondo, che traduce queste due parole con due significati altamente negativi: tristezza e vuoto. No! Solitudine e Silenzio di ciò che non ci serve, ma che ci guasta; Silenzio delle situazioni che ci allontanano da Dio e che progressivamente ci avvicinano all'inferno, del quale, il mondo d'oggi non vuol sentire parlare, perchè - intimamente - non lo conosce e se lo conosce ne ha paura, tanto da cacciarlo dal suo raggio di possibilità.
Silenzio e Solitudine sono il luogo e la condizione privilegiata per incontrare concretamente Gesù, in compagnia di Maria e dei Santi, che hanno sperimentato la dolcezza dell'Amore di Dio.
Nel Silenzio e nella Solitudine impari a spogliarti del tuo egoismo e a fare come il seme: morire per germogliare nuovo e pieno di frutto; non solo a vantaggio e beneficio tuo, ma anche per tutti quei fratelli e quelle sorelle che non ti conosceranno mai, perchè non potranno mai partecipare della tua vita, ma che trarranno beneficio oggi come domani dalle preghiere di te e dei tanti monaci sparsi in tutto il mondo. Uomini e donne dei quali nessuno sa niente, tanto meno il nome. Anonimi sulla terra, operai nel vigna, anticipatori della bellezza del Regno dei Cieli.
L'AMORE DELLA
SOLITUDINE E DEL SILENZIO
1. Cerca il tempo adatto per
pensare a te e rifletti frequentemente sui benefici che vengono da Dio.
Tralascia ogni cosa umanamente attraente; medita argomenti che ti assicurino una
compunzione di spirito, piuttosto che un modo qualsiasi di occuparti. Un
sufficiente spazio di tempo, adatto per dedicarti a buone meditazioni, lo
troverai rinunciando a fare discorsi inutilmente oziosi e ad ascoltare
chiacchiere sugli avvenimenti del giorno. I più grandi santi evitavano, per
quanto possibile, di stare con la gente e preferivano stare appartati, al
servizio di Dio. E' stato detto: ogni volta che andai tra gli uomini ne ritornai
meno uomo di prima (Seneca, Epist. VII, 3). E ne facciamo spesso esperienza,
quando stiamo a lungo a parlare con altri. Tacere del tutto è più facile che
evitare le intemperanze del discorrere, come è più facile stare chiuso in casa
che sapersi convenientemente controllare fuori casa. Perciò colui che vuole
giungere alla spiritualità interiore, deve, insieme con Gesù, ritirarsi dalla
gente. Soltanto chi ama il nascondimento sta in mezzo alla gente senza errare;
soltanto chi ama il silenzio parla senza vaneggiare; soltanto chi ama la
sottomissione eccelle senza sbagliare; soltanto chi ama obbedire comanda senza
sgarrare; soltanto colui che è certo della sua buona coscienza possiede gioia
perfetta.
2. Però, anche nei santi, questo
senso di sicurezza ebbe fondamento nel timore di Dio. Essi brillarono per
straordinarie virtù e per grazia, ma non per questo furono meno fervorosi e
intimamente umili. Il senso di sicurezza dei cattivi scaturisce, invece, dalla
superbia e dalla presunzione; e , alla fine, si muta in inganno di se stessi.
Non sperare di avere sicurezza in questo mondo, anche se sei ritenuto buon
monaco o eremita devoto; spesso, infatti, coloro che sembravano eccellenti agli
occhi degli uomini sono stati messi nelle più gravi difficoltà. Per molte
persone è meglio dunque non essere del tutto esenti da tentazioni ed avere
sovente da lottare contro di queste, affinché non siamo troppo sicure di sé, non
abbiamo per caso a montare in superbia o addirittura a volgersi sfrenatamente a
gioie terrene. Quale buona coscienza manterrebbe colui che non andasse mai
cercando le gioie passeggere e non si lasciasse prendere dal mondo! Quale grande
pace, quale serenità avrebbe colui che sapesse stroncare ogni vano pensiero,
meditando soltanto intorno a ciò che attiene a Dio e alla salute dell'anima, e
ponendo ben fissa ogni sua speranza in Dio! Nessuno sarà degno del gaudio
celeste, se non avrà sottoposto pazientemente se stesso al pungolo spirituale.
Ora, se tu vuoi sentire dal profondo del cuore questo pungolo, ritirati nella
tua stanza, lasciando fuori il tumulto del mondo, come sta scritto: pungolate
voi stessi, nelle vostre stanze (Sal 4,4). Quello che fuori, per lo più, vai
perdendo, lo troverai nella tua cella; la quale diventa via via sempre più cara,
mentre reca noi soltanto a chi vi sta di mal animo. Se, fin dall'inizio della
tua venuta in convento, starai nella tua cella, e la custodirai con buona
disposizione d'animo, essa diventerà per te un'amica diletta e un conforto molto
gradito.
3. Nel silenzio e nella quiete l'anima devota progredisce e apprende il
significato nascosto delle Scritture; nel silenzio e nella quiete trova fiumi di
lacrime per nettarsi e purificarsi ogni notte, e diventa tanto più intima al suo
creatore quanto più sta lontana da ogni chiasso mondano. Se, dunque, uno si
sottrae a conoscenti e ad amici, gli si farà vicino Iddio, con gli angeli santi.
E' cosa migliore starsene appartato a curare il proprio perfezionamento, che
fare miracoli, dimenticando se stessi. Cosa lodevole, per colui che vive in
convento, andar fuori di rado, evitare di apparire, persino schivare la gente.
Perché mai vuoi vedere ciò che non puoi avere? "Il mondo passa, e passano i suoi
desideri" (1Gv 2,17). I desideri dei sensi portano a vagare con la mente; ma,
passato il momento, che cosa ne ricavi se non un peso sulla coscienza e una
profonda dissipazione? Un'uscita piena di gioia prepara spesso un ritorno pieno
di tristezza; una veglia piena di letizia rende l'indomani pieno di amarezza;
ogni godimento della carne penetra con dolcezza, ma alla fine morde e uccide.
Che cosa puoi vedere fuori del monastero, che qui tu non veda? Ecco, qui hai il
cielo e la terra e tutti glie elementi dai quali sono tratte tutte le cose. Che
cosa altrove potrai vedere, che possa durare a lungo sotto questo sole? Forse
credi di poterti saziare pienamente; ma a ciò non giungerai. Ché, se anche tu
vedessi tutte le cose di questo mondo, che cosa sarebbe questo, se non un sogno
senza consistenza? Leva i tuoi occhi in alto, a Dio, e prega per i tuoi peccati
e per le tue mancanze. Lascia le vanità alla gente vana; e tu attendi invece a
quello che ti ha comandato Iddio. Chiudi dietro di te la tua porta, chiama a te
Gesù, il tuo diletto, e resta con lui nella cella; ché una sì grande pace
altrove non la troverai. Se tu non uscirai e nulla sentirai dal chiasso mondano,
resterai più facilmente in una pace perfetta. E poiché talvolta sentire cose
nuove reca piacere, occorre che tu sappia sopportare il conseguente turbamento
dell'animo.
Per contattare il curatore del blog, scrivere a: clausura@hotmail.it
sabato 16 giugno 2012
Non lasciare che il domani ti condanni alla tristezza. La scelta.
Oggi vorrei soffermarmi sulla Parola che condivideremo in questa XI Domenica del Tempo Ordinario. All'inizio di questa estate (per molti segno di distrazione totale, anche dalla Presenza di Dio) il Vangelo ci ammonisce in modo chiaro: "...e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la
mietitura". Il Regno di Dio non è opera di un'utopia, di un bel sentimento; è l'opera del contadino che semina.
E il seme, "caduto in terra muore". Solo grazie a questa morte apparente può produrre molto frutto.
In questa logica rivedo la donazione che molte anime generose fanno di loro stesse al Signore, avviandosi per la via del monachesimo, della contemplazione, della progressiva totale unione a Dio nella Preghiera, nel Silenzio, nella Solitudine.
Il mondo non capisce questa logica virtuosa; non fa niente, è scritta nel Cuore stesso di Cristo, che ieri abbiamo festeggiato come Fonte Eterna di Misericordia Infinita.
Il mondo non sa che cosa voglia dire seguire il Signore rinunciando a TUTTO di se stessi: non comprende che è un ritrovare se stessi in una forma ancora superiore, più cosciente, più piena, ancora maggiormente consapevole.
Il mondo non sa che cosa voglia dire "spogliarsi per rivestirsi" di novità assoluta, di Amore e di Carità.
Il mondo segue un "monachesimo" alternativo, nel caos, nella condivisione forzata di ciò che dovrebbe rimanere intimo; nella proliferazione delle forme dispersive che mettono in saldo qualsiasi aspetto anche prezioso dell'interiorità umana.
Al mondo piace disgregare e puntare i fari su particolari e "valori" (disvalori) che - a sua logica - valorizzano le particolarità, anche le più abiette per renderle distintive di caratteri che non sono universali, non servono alla dignità, non valorizzano il tesoro che ciascuno ha dentro.
Tu, fratello o sorella che leggi, sai che dentro hai un tesoro di talenti messo da Dio? Ti sei mai posto questa domanda con serietà? Cosa fai per renderlo fruttifero? Per farlo emergere?
Se senti che il Signore ti chiama ad un "colloquio" più personale, intimo, continuativo... non avere paura... Gettati nell'abisso di Dio e non indugiare tra i lacci del mondo, che a lungo andare ti creeranno solo frustrazione e senso di smarrimento.
Ho conosciuto tante persone che, arrivate ad una certa età, si sono pentite di non aver spiccato il volo.
Io prego anche per te, perchè non accada la stessa cosa alla Tua Anima.
A lode di Cristo!
Per contattare il curatore del blog, scrivere a: clausura@hotmail.it
E il seme, "caduto in terra muore". Solo grazie a questa morte apparente può produrre molto frutto.
In questa logica rivedo la donazione che molte anime generose fanno di loro stesse al Signore, avviandosi per la via del monachesimo, della contemplazione, della progressiva totale unione a Dio nella Preghiera, nel Silenzio, nella Solitudine.
Il mondo non capisce questa logica virtuosa; non fa niente, è scritta nel Cuore stesso di Cristo, che ieri abbiamo festeggiato come Fonte Eterna di Misericordia Infinita.
Il mondo non sa che cosa voglia dire seguire il Signore rinunciando a TUTTO di se stessi: non comprende che è un ritrovare se stessi in una forma ancora superiore, più cosciente, più piena, ancora maggiormente consapevole.
Il mondo non sa che cosa voglia dire "spogliarsi per rivestirsi" di novità assoluta, di Amore e di Carità.
Il mondo segue un "monachesimo" alternativo, nel caos, nella condivisione forzata di ciò che dovrebbe rimanere intimo; nella proliferazione delle forme dispersive che mettono in saldo qualsiasi aspetto anche prezioso dell'interiorità umana.
Al mondo piace disgregare e puntare i fari su particolari e "valori" (disvalori) che - a sua logica - valorizzano le particolarità, anche le più abiette per renderle distintive di caratteri che non sono universali, non servono alla dignità, non valorizzano il tesoro che ciascuno ha dentro.
Tu, fratello o sorella che leggi, sai che dentro hai un tesoro di talenti messo da Dio? Ti sei mai posto questa domanda con serietà? Cosa fai per renderlo fruttifero? Per farlo emergere?
Se senti che il Signore ti chiama ad un "colloquio" più personale, intimo, continuativo... non avere paura... Gettati nell'abisso di Dio e non indugiare tra i lacci del mondo, che a lungo andare ti creeranno solo frustrazione e senso di smarrimento.
Ho conosciuto tante persone che, arrivate ad una certa età, si sono pentite di non aver spiccato il volo.
Io prego anche per te, perchè non accada la stessa cosa alla Tua Anima.
A lode di Cristo!
Per contattare il curatore del blog, scrivere a: clausura@hotmail.it
domenica 27 maggio 2012
Sequenza | ||
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Per contattare il curatore del blog, scrivere a: clausura@hotmail.it
Esperienze vocazionali
Sono felice nel constatare che diversi ragazzi e ragazze che seguono il blog e che mi scrivono, in questi prossimi mesi estivi faranno esperienze vocazionali in diversi monasteri maschili e femminili, approfittando della pausa lavorativa o degli studi.
Credo che questa possibilità sia un gran dono che il Signore fa a ciascuno di loro e alla Chiesa intera, che ha sempre bisogno di figli e figlie votati al dono totale di sè, come strumenti di preghiera, intercessione e offerta al Signore che continua ad incontrare la nostra umanità.
Gli Ordini monastici, quelli che hanno conservato le loro peculiarità, senza niente concedere alle mode del tempo, hanno sempre catalizzato l'attenzione di molti giovani, anche in questi nostri tempi così difficili: per entrare in queste realtà religiose, in cui è richiesto di aderire senza indugi all'appello celeste del Maestro, ci vuole una motivazione radicale. Si tratta di abbandonare tutto, di mettere un "punto" e di ricominciare a scrivere la propria vita "a quattro mani" con il Signore Buono e di darsi una nuova dimensione, crata non più da soli, sulla base di un progetto che è solo nostro, ma in Sua Compagnia, facendo riferimento a un piano che è prima di tutto il Suo.
Innanzitutto la risposta ad una vocazione come questa è un bene per l'anima che la sta vivendo. Dalla sua realizzazione e dalla sua serenità dipende anche l'azione d'intercessione che sarà capace di fare. Una luce forte riesce a illuminare "tutti quelli che stanno nella casa", anche se è una luce che nessuno vede, perchè è racchiusa in luoghi che non si possono visitare.
Come comunità cristiana dobbiamo domandarci quanto preghiamo perchè nella Chiesa di oggi il Signore faccia udire la propria voce ad anime che, generosamente, accolgano il Suo invito a lasciare tutto e a scommettere su di Lui.
Siamo consapevoli che abbiamo bisogno di preghiera, oltre che di azione?
Siamo a conoscenza del fatto che una Chiesa non sostenuta dalla donazione di anime al Signore è una comunità alla quale manca qualche giuntura?
Oggi più che mai, chi oggi intende incamminarsi sulla via della totale consacrazione, ci chiede di essere esempi e terreno fertile per far germinare il seme che, con dolcezza, il Signore ha coperto nella terra del cuore.
Chiediamo a Gesù il dono di tante sante vocazioni, di giovani, uomini e donne disposte a rinnovarsi completamente, per essere non più "del" mondo, ma segni viventi "nel" mondo.
A lode di Cristo!
Per contattare il curatore del blog, scrivere a: clausura@hotmail.it
Credo che questa possibilità sia un gran dono che il Signore fa a ciascuno di loro e alla Chiesa intera, che ha sempre bisogno di figli e figlie votati al dono totale di sè, come strumenti di preghiera, intercessione e offerta al Signore che continua ad incontrare la nostra umanità.
Gli Ordini monastici, quelli che hanno conservato le loro peculiarità, senza niente concedere alle mode del tempo, hanno sempre catalizzato l'attenzione di molti giovani, anche in questi nostri tempi così difficili: per entrare in queste realtà religiose, in cui è richiesto di aderire senza indugi all'appello celeste del Maestro, ci vuole una motivazione radicale. Si tratta di abbandonare tutto, di mettere un "punto" e di ricominciare a scrivere la propria vita "a quattro mani" con il Signore Buono e di darsi una nuova dimensione, crata non più da soli, sulla base di un progetto che è solo nostro, ma in Sua Compagnia, facendo riferimento a un piano che è prima di tutto il Suo.
Innanzitutto la risposta ad una vocazione come questa è un bene per l'anima che la sta vivendo. Dalla sua realizzazione e dalla sua serenità dipende anche l'azione d'intercessione che sarà capace di fare. Una luce forte riesce a illuminare "tutti quelli che stanno nella casa", anche se è una luce che nessuno vede, perchè è racchiusa in luoghi che non si possono visitare.
Come comunità cristiana dobbiamo domandarci quanto preghiamo perchè nella Chiesa di oggi il Signore faccia udire la propria voce ad anime che, generosamente, accolgano il Suo invito a lasciare tutto e a scommettere su di Lui.
Siamo consapevoli che abbiamo bisogno di preghiera, oltre che di azione?
Siamo a conoscenza del fatto che una Chiesa non sostenuta dalla donazione di anime al Signore è una comunità alla quale manca qualche giuntura?
Oggi più che mai, chi oggi intende incamminarsi sulla via della totale consacrazione, ci chiede di essere esempi e terreno fertile per far germinare il seme che, con dolcezza, il Signore ha coperto nella terra del cuore.
Chiediamo a Gesù il dono di tante sante vocazioni, di giovani, uomini e donne disposte a rinnovarsi completamente, per essere non più "del" mondo, ma segni viventi "nel" mondo.
A lode di Cristo!
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lunedì 21 maggio 2012
Una Chiesa che celebra nella concretezza.
Il Signore ci chiama a guardare verso il Cielo.
Non lo fa genericamente a qualcuno che casualmente
ascolta.
Lo fa nei confronti di noi che abbiamo scelto di
seguirlo, ma che spesso siamo affascinati e rapiti da un innamoramento che ci
spinge e ci comprime verso il basso.L’Ascensione di Gesù indica il Cielo come obiettivo di tutto un percorso che siamo chiamati a vivere proprio adesso, in questi giorni che siamo vivendo qui nel mondo.
Ci sono troppi pensieri che affollano le nostre giornate? E’ probabile, ma spesso nascono da problemi originati da un eccessivo ripiegamento verso il basso.
Ci sono attrazioni che diventano fatali e che non ci consentono di battere le ali verso l’alto? E’ possibile, ma spesso nascono dall’aver assecondato anche una sola volta piccole tentazioni, che aprono vie e voragini che divorano la nostra attenzione e catalizzano i nostri sentimenti, trasformandoli spesso in pulsioni disordinate.
Il Signore ci chiama a guardare verso il cielo.
Il Suo corpo non è rimasto sulla terra, preda della
decomposizione e della triste declinazione di ciò che la natura compie. Col Suo corpo portato in alto, misticamente è stato portato lassù anche il mio, anche il tuo, caro lettore.
Ci credi? Ti fidi di Gesù? Io si.
Conosco poco del suo progetto, perché sono limitato, perché
sono peccatore, ma mi fido. Grido dentro di me di voler aprire il mio cuore a
questa sua azione, ma spesso sono io il primo intralcio ad ogni sua proposta.
Il Signore ci chiama a guardare verso il cielo.
Lo chiede a noi Chiesa, assemblea e famiglia dei
convocati.
Convocati a fare cosa? A trasformarci in una ulteriore
grande associazione filantropica?
La mia e la tua carità verso gli altri vale a ben poco se
non parto da Lui e non ritorno a Lui.
La mia e la tua carità verso gli altri vale a ben poco se
ogni mio gesto di carità, anche immateriale, non parla di Lui a chi lo riceve.
La mia e la tua carità verso gli altri vale a ben poco se
non mi incontro con Lui. Sarebbe solo un atto isolato o anche continuativo,
buono per tamponare qualche bisogno del mondo. Ma non l’indicazione per trovare
una via.
Il Signore ci chiama a guardare verso il cielo.
Ci chiede di incontrarlo dove adesso si trova. E’ vicino
a noi in modo diffuso e dolcemente pervasivo, ma nella concretezza, non nell’idealità.
E’ nel fratello e nella sorella, nei piccoli, negli
ultimi. E’ anche nel peccatore più incallito, per il quale ha sofferto e ha
aperto la porta della salvezza.
Ma è prima di tutto in quello che Lui ha voluto che fosse
il centro e l’epilogo aprente di tutto: la Sacra Liturgia, il momento alto,
preparato proprio da Lui nei minimi particolari, perché divenisse non solo “bella
occasione”, ma reale strumento di permanenza con noi, oltre il tempo, oltre le
vicende, oltre tutto.
La Sacra Liturgia è il primo e il sublime mezzo nel quale
incontriamo il Signore Buono. Non in un simbolo vuoto, limitato ad un
significato magari culturale e o sentimentale.
Ma nella concretezza di un’azione celeste che si ripete, efficacemente,
veramente, per me e per te. Cristo sale sulla croce, il sangue gronda, l’offerta
è sempre quella, ma in quel momento – su quell’altare segno e simbolo di Lui –
è lì nuovamente per me e per te che partecipiamo (e non assistiamo). L’azione
celeste la scatena lui, ma con te e con me.
Ecco che la Liturgia diventa celebrazione del Mistero,
nella bellezza, nella solenne sobrietà, nella gioia e nella consapevolezza che
quell’incontro è Unico e Universale.
Se nella tua chiesa vi ritrovate in pochi, non ti
sgomentare: Cristo compie ugualmente quel gesto Unico e Universale, perché anche
in quel caso e in casi peggiori la Chiesa è lì. Lui è lì.
Il Signore ci chiama a guardare verso il cielo.
E a non trasformare questa misteriosa e stupenda
esperienza di Chiesa che celebra in un banchetto dei ruoli e delle consolazioni
umane; in un circo dei faccendieri e in una fiera delle abilità.
Ci chiama a collaborare alla costruzione di un Regno.
Concreto anche questo. Un Regno che celebra e che quindi VIVE la sua Unica e al
tempo stesso Infinita salita sulla croce, effusione di Sangue e Acqua,
Pontificale che spalanca le porte verso il Totalmente Altro che racchiude in sé
e che sprigiona in ogni istante.
A lode di Cristo!
Per contattare il curatore del blog, scrivere a: clausura@hotmail.it
Il Giorno del Signore. Siamo in attesa del Suo Ritorno.
Carissimi lettori del blog,
Eccomi di nuovo qui dopo un periodo di intenso ritiro, durante questo bellissimo Tempo di Pasqua, che, vissuto nela calore e nell'azione celeste della Sacra Liturgia, ci dà la dimensione della vittoria di Cristo sulla morte. Una vittoria concreta, che si riverbera prima di tutto nella nostra interiorità, bisognosa di rinascere a nuova vita.
Non possiamo pretendere che il nostro corpo risorga, se prima di tutto non risorge lo spirito; uno spirito, la nostra interiorità personale e comunitaria, che abbiamo reso essenziale nei quaranta giorni di Quaresima e che abbiamo fatto gioire su una nuova base di consapevolezza nei successivi quaranta giorni in cui Gesù l'abbiamo incontrato dopo la Resurrezione.
Abbiamo fatto lo stesso percorso dei discepoli: con loro abbiamo vissuto la gioia progressiva della Resurrezione, fino al momento in cui Gesù torna al Padre: l'Ascensione.
E' forse la festa dell'addio?
No, assolutamente.
E' la festa del Dio-con-noi, che pervade con Amore la nostra realtà, oltre le barriere del fisico, del sensibile, per essere ovunque presenza concreta. E' un tratto stupendo di cattolicità, perchè dice "Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo". Quella fine che molti interpretano in modo errato e blasfemo, come catastrofe, morte, buio.
Qui fine significa intanto RITORNO DI CRISTO, che con la nostra preghiera speriamo ardentemente di anticipare. Significa anche CIELI NUOVI E TERRA NUOVA. Significa VITA, EQUILIBRIO, REDENZIONE.
Se la nostra preghiera non diventa concreta in questo senso, ma si piega solo su uno sterile atto per io nostro oggi o per un domani che vogliamo in un certo modo, siamo lontani dal progetto di Gesù.
Se la nostra orazione non fosse legata alla certezza del suo ritorno, siamo cristiani falsi e vuoti.
Nel "credo" diciamo: "E' salito al Cielo, siede alla destra del Padre E DI NUOVO VERRA' NELLA GLORIA, per giudicare i vivi e i morti e IL SUO REGNO NON AVRA' FINE...aspetto la resurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà.
Per contattare il curatore del blog, scrivere a: clausura@hotmail.it
Eccomi di nuovo qui dopo un periodo di intenso ritiro, durante questo bellissimo Tempo di Pasqua, che, vissuto nela calore e nell'azione celeste della Sacra Liturgia, ci dà la dimensione della vittoria di Cristo sulla morte. Una vittoria concreta, che si riverbera prima di tutto nella nostra interiorità, bisognosa di rinascere a nuova vita.
Non possiamo pretendere che il nostro corpo risorga, se prima di tutto non risorge lo spirito; uno spirito, la nostra interiorità personale e comunitaria, che abbiamo reso essenziale nei quaranta giorni di Quaresima e che abbiamo fatto gioire su una nuova base di consapevolezza nei successivi quaranta giorni in cui Gesù l'abbiamo incontrato dopo la Resurrezione.
Abbiamo fatto lo stesso percorso dei discepoli: con loro abbiamo vissuto la gioia progressiva della Resurrezione, fino al momento in cui Gesù torna al Padre: l'Ascensione.
E' forse la festa dell'addio?
No, assolutamente.
E' la festa del Dio-con-noi, che pervade con Amore la nostra realtà, oltre le barriere del fisico, del sensibile, per essere ovunque presenza concreta. E' un tratto stupendo di cattolicità, perchè dice "Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo". Quella fine che molti interpretano in modo errato e blasfemo, come catastrofe, morte, buio.
Qui fine significa intanto RITORNO DI CRISTO, che con la nostra preghiera speriamo ardentemente di anticipare. Significa anche CIELI NUOVI E TERRA NUOVA. Significa VITA, EQUILIBRIO, REDENZIONE.
Se la nostra preghiera non diventa concreta in questo senso, ma si piega solo su uno sterile atto per io nostro oggi o per un domani che vogliamo in un certo modo, siamo lontani dal progetto di Gesù.
Se la nostra orazione non fosse legata alla certezza del suo ritorno, siamo cristiani falsi e vuoti.
Nel "credo" diciamo: "E' salito al Cielo, siede alla destra del Padre E DI NUOVO VERRA' NELLA GLORIA, per giudicare i vivi e i morti e IL SUO REGNO NON AVRA' FINE...aspetto la resurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà.
Per contattare il curatore del blog, scrivere a: clausura@hotmail.it
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