Da qualche giorno siamo tornati al cosiddetto Tempo Ordinario, dopo aver celebrato nel Memoriale Liturgico i Misteri della Nascita e dell'infanzia del nostro Signore e Dio Gesù Cristo.
La dolcezza di quei giorni, il grande tema della luce, il clima di festa praticamente permanente lascia il posto ad un Tempo che nella Chiesa viene chiamato Ordinario, ma non dobbiamo farci trarre in inganno da questa parola.
Ordiario non significa - in questo caso - qualcosa che scorra quasi inosservato, di minore importanza o qualcosa del genere.
In questo tempo la Parola ci interpella a fare nostri i Misteri della Vita Pubblica del Signore, che proclama il Regno, insegna con gesti e parole "intimamente connessi" la necessità di cambiare prospettiva per fare nostra l'Eredità del Regno dei Cieli.
Anzi, è proprio in questo incedere di fatti e di proposte della Parola di Dio che siamo chiamati a far scorrere nell'ordinario della nostra esistenza quotidiana lo straordinario del Mistero celebrato nel Sacrificio Eucaristico. Siamo chiamati a non consentire che tutto diventi piatto, informe, grigio.
Celebrare significa far nostri Parola e Pane per rendere straordinaria la condizione che viviamo, qualunque essa sia.
Allora, fratelli e sorelle carissimi, viviamo questo tempo con devozione e con intensità di preghiera, conservando nel cuore con attenzione ogni parola udita dalla Parola. Perchè diventi carne in noi e non soltanto idea o bel proposito. Queste due destinazioni servirebbero a ben poco.
A lode di Cristo!
Per contattare il curatore del blog, scrivere a: clausura@hotmail.it
Seguire Cristo vuol dire vivere un'avventura senza paragoni. Entusiamo con consapevolezza; passione con mitezza; Silenzio e Solitdine per adorare il Mistero. Diventare completamente Luce, contro il pallore languido di una vita vissuta nel riflesso degli altri. Per contattare il curatore del blog scrivere a: clausura@hotmail.it
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mercoledì 16 gennaio 2013
venerdì 28 dicembre 2012
Bambino, dove sei nato?
La nascita del Verbo di Dio ci costringe dolcemente a una revisione seria della nostra vita di cristiani.
Quanto più diciamo e intendiamo celebrare nella fede questo evento che riguarda anche la storia, tanto più siamo responsabili di una concreta conversione dei nostri costumi e del nostro agire in nome di una fede che non è una tessera politica, ma una pelle e una carne che investono in modo totale tutta la nostra persona.
E noi sappiamo il valore non ipotetico che ha la persona.
Se Dio si incarna nel ventre di una Donna e nasce nella mia storia, interpella anche me affinchè prima di tutto la mia esistenza personale si faccia portatrice di questa novità assoluta. Si, novità assoluta perchè questa "visita permanente" nel mio essere qui ed ora non mi chiede niente in cambio, è gratuita, frutto anche del "si" totale della Vergine.
A me viene chiesto di aprire la porta, cenare (dialogare in modo intimo, nella mia "casa") con Lui e fare di questa presenza l'unico vero tesoro che ho. Il resto? Il "fare"? L'organizzare? L'esserci a tutti i costi? L'apparire sempre efficiente?... Se tutto questo diventa il primo pensiero, il primo obiettivo, il primo atto di ogni mia giornata... allora no, Cristo non è ancora nato nella consapevolezza della mia crescita spirituale.
Sono ancora una mangiatoia vuota, piena di tanto fieno, di potenziale protezione e cibo, ma non destinati al Mio Signore, bensì alle bestie che di volta in volta intendono acquietare il loro brutale istinto di fame.
Essere preda di questi istinti, dover rispondere sempre e comunque a ciò che gli altri si aspettano, è la forma di costrizione psicologica più lobotomizzante e deprimente che possa esistere. E' meglio lo scontro frontale, soprattutto con se stessi, piuttosto che sentirsi perennemente in dovere di essere/esserci.
A chi giova un cristiano, un monaco, un prete così? Certo non alla costruzione del Regno di Dio, che ha bisogno di uomini e donne che riflettano Cristo. Ma ci crediamo davvero in Lui? O è solo il pretesto per essere/esserci? Se ci crediamo sono le nostre voci, occhi, atteggiamenti, mani... che lo rendono palese. Sarà la nostra preghiera a concretizzare nella Storia che ha visistato la Sua Mano Santificante. Sarà una Liturgia devota e vissuta nella carne, nella mente, nello spirito a renderLo PRESENTE, VIVO E VERO.
Ecco la nascita del Redentore.
Al Bambino dobbiamo assegnare questa forza propulsiva, altrimenti, vi assicuro, non serve a niente festeggiare questi giorni di grande giubilo. Rimane il giubilo degli attaccati al calendario, non al tempo che corre verso il suo Fine (non "la sua fine").
Bisogna convincersi che qui ci siamo per realizzare il Progetto di Dio, il Suo Mistero, non il nostro. Ecco perchè spesso siamo anche violentemente abbarbicati alle nostre strutture, idee, progetti e chi più ne ha più ne metta... umiliando il nostro spirito che chiede preghiera, preghiera, preghiera, coabitazione intima con Lui, almeno qualche misero minuto al giorno.
Non ci lasciamo trasportare da questo atteggiamento demoniaco e gettiamo ogni intenzione in Gesù, che saprà come rendere vane le azioni inutili e fecondi i progetti che aderiscono alla Sua Santa Volontà.
Buon Tempo di Natale a tutti.
Pax
Per contattare il curatore del blog, scrivere a: clausura@hotmail.it
Quanto più diciamo e intendiamo celebrare nella fede questo evento che riguarda anche la storia, tanto più siamo responsabili di una concreta conversione dei nostri costumi e del nostro agire in nome di una fede che non è una tessera politica, ma una pelle e una carne che investono in modo totale tutta la nostra persona.
E noi sappiamo il valore non ipotetico che ha la persona.
Se Dio si incarna nel ventre di una Donna e nasce nella mia storia, interpella anche me affinchè prima di tutto la mia esistenza personale si faccia portatrice di questa novità assoluta. Si, novità assoluta perchè questa "visita permanente" nel mio essere qui ed ora non mi chiede niente in cambio, è gratuita, frutto anche del "si" totale della Vergine.
A me viene chiesto di aprire la porta, cenare (dialogare in modo intimo, nella mia "casa") con Lui e fare di questa presenza l'unico vero tesoro che ho. Il resto? Il "fare"? L'organizzare? L'esserci a tutti i costi? L'apparire sempre efficiente?... Se tutto questo diventa il primo pensiero, il primo obiettivo, il primo atto di ogni mia giornata... allora no, Cristo non è ancora nato nella consapevolezza della mia crescita spirituale.
Sono ancora una mangiatoia vuota, piena di tanto fieno, di potenziale protezione e cibo, ma non destinati al Mio Signore, bensì alle bestie che di volta in volta intendono acquietare il loro brutale istinto di fame.
Essere preda di questi istinti, dover rispondere sempre e comunque a ciò che gli altri si aspettano, è la forma di costrizione psicologica più lobotomizzante e deprimente che possa esistere. E' meglio lo scontro frontale, soprattutto con se stessi, piuttosto che sentirsi perennemente in dovere di essere/esserci.
A chi giova un cristiano, un monaco, un prete così? Certo non alla costruzione del Regno di Dio, che ha bisogno di uomini e donne che riflettano Cristo. Ma ci crediamo davvero in Lui? O è solo il pretesto per essere/esserci? Se ci crediamo sono le nostre voci, occhi, atteggiamenti, mani... che lo rendono palese. Sarà la nostra preghiera a concretizzare nella Storia che ha visistato la Sua Mano Santificante. Sarà una Liturgia devota e vissuta nella carne, nella mente, nello spirito a renderLo PRESENTE, VIVO E VERO.
Ecco la nascita del Redentore.
Al Bambino dobbiamo assegnare questa forza propulsiva, altrimenti, vi assicuro, non serve a niente festeggiare questi giorni di grande giubilo. Rimane il giubilo degli attaccati al calendario, non al tempo che corre verso il suo Fine (non "la sua fine").
Bisogna convincersi che qui ci siamo per realizzare il Progetto di Dio, il Suo Mistero, non il nostro. Ecco perchè spesso siamo anche violentemente abbarbicati alle nostre strutture, idee, progetti e chi più ne ha più ne metta... umiliando il nostro spirito che chiede preghiera, preghiera, preghiera, coabitazione intima con Lui, almeno qualche misero minuto al giorno.
Non ci lasciamo trasportare da questo atteggiamento demoniaco e gettiamo ogni intenzione in Gesù, che saprà come rendere vane le azioni inutili e fecondi i progetti che aderiscono alla Sua Santa Volontà.
Buon Tempo di Natale a tutti.
Pax
Per contattare il curatore del blog, scrivere a: clausura@hotmail.it
sabato 1 dicembre 2012
Avvento: Quando Lui verrà nella Gloria.
Ci siamo, fratelli e sorelle.
Ecco il tempo favorevole, le quattro settimane durante le quali la Chiesa ci invita con sollecitudine a fare nostra la speranza e a rendere concreta l'attesa.
Ma attesa di cosa? Di una bella festa? Di un clima particolarmente sdolcinato, tale da rendere tutto fiabesco, bello, unico?
No, fratelli e sorelle. Questo non è l'Avvento del Cristiano, del battezzato in Cristo. Il Battezzato, in queste quattro settimane, compie un duplice percorso, che - se vissuto nel suo significato più profondo - è capace di stanare la nostra pigrizia e di far emergere finalmente tutta la dinamicità dello Spirito, che ci fa immagine e somiglianza di Dio.
Il primo percorso è quello verso la memoria liturgica della Nascita nella nostra Storia, nel nostro sangue e nella nostra carne del Salvatore. E noi sappiamo bene che la "memoria liturgica" non è affatto un ricordo: le parole possono trarci in inganno. Noi celebreremo la Nascita del Salvatore da Maria Vergine tutta Santa nel contesto dell'Eucarestia, che è un "qui ed ora" del Sacrificio sublime di Cristo, nel quale leggiamo, viviamo, facciamo nostro nella realtà più chiara e vera il Mistero della Natività.
Il secondo cammino ci interpella nel profondo, fa appello alla nostra onestà e alla maturità della nostra fede: in queste quattro settimane siamo chiamati con chiarezza a incentivare la nostra attesa nel Signore che tornerà una SECONDA VOLTA, glorioso, quando Lui vorrà. Tornerà nel nostro Tempo, nel nostro sangue e nella nostra carne, non più soggetto alla caducità tipicamente nostra, per elevare coloro che troverà degni (dei vivi e dei morti) alla cittadinanza del Regno dei Cieli. Lo diciamo anche nel Credo "...e di nuovo verrà nella gloria per giudicare i vivi e i morti e il Suo Regno non avrà fine".
Questo è l'Avvento che celebriamo.
Non lo sapevate, fratelli e sorelle? Noi attendiamo il ritorno di Cristo! E' la fede della Chiesa, annunciata da Gesù, creduta da sempre.
Si, è vero. Non se ne parla praticamente mai. In tante nostre chiese, parrocchie, comunità c'è tutto... tranne che "il Padrone di casa" e il Suo Messaggio. Tornerà, ce l'ha detto Lui.
Attendiamolo con fede, non omologhiamoci a questi tempi che ridicolizzano la nostra attesa.
Maranatha! Vieni, Signore Gesù!
Per contattare il curatore del blog, scrivere a: clausura@hotmail.it
Ecco il tempo favorevole, le quattro settimane durante le quali la Chiesa ci invita con sollecitudine a fare nostra la speranza e a rendere concreta l'attesa.
Ma attesa di cosa? Di una bella festa? Di un clima particolarmente sdolcinato, tale da rendere tutto fiabesco, bello, unico?
No, fratelli e sorelle. Questo non è l'Avvento del Cristiano, del battezzato in Cristo. Il Battezzato, in queste quattro settimane, compie un duplice percorso, che - se vissuto nel suo significato più profondo - è capace di stanare la nostra pigrizia e di far emergere finalmente tutta la dinamicità dello Spirito, che ci fa immagine e somiglianza di Dio.
Il primo percorso è quello verso la memoria liturgica della Nascita nella nostra Storia, nel nostro sangue e nella nostra carne del Salvatore. E noi sappiamo bene che la "memoria liturgica" non è affatto un ricordo: le parole possono trarci in inganno. Noi celebreremo la Nascita del Salvatore da Maria Vergine tutta Santa nel contesto dell'Eucarestia, che è un "qui ed ora" del Sacrificio sublime di Cristo, nel quale leggiamo, viviamo, facciamo nostro nella realtà più chiara e vera il Mistero della Natività.
Il secondo cammino ci interpella nel profondo, fa appello alla nostra onestà e alla maturità della nostra fede: in queste quattro settimane siamo chiamati con chiarezza a incentivare la nostra attesa nel Signore che tornerà una SECONDA VOLTA, glorioso, quando Lui vorrà. Tornerà nel nostro Tempo, nel nostro sangue e nella nostra carne, non più soggetto alla caducità tipicamente nostra, per elevare coloro che troverà degni (dei vivi e dei morti) alla cittadinanza del Regno dei Cieli. Lo diciamo anche nel Credo "...e di nuovo verrà nella gloria per giudicare i vivi e i morti e il Suo Regno non avrà fine".
Questo è l'Avvento che celebriamo.
Non lo sapevate, fratelli e sorelle? Noi attendiamo il ritorno di Cristo! E' la fede della Chiesa, annunciata da Gesù, creduta da sempre.
Si, è vero. Non se ne parla praticamente mai. In tante nostre chiese, parrocchie, comunità c'è tutto... tranne che "il Padrone di casa" e il Suo Messaggio. Tornerà, ce l'ha detto Lui.
Attendiamolo con fede, non omologhiamoci a questi tempi che ridicolizzano la nostra attesa.
Maranatha! Vieni, Signore Gesù!
Per contattare il curatore del blog, scrivere a: clausura@hotmail.it
giovedì 1 novembre 2012
Cittadini del Cielo
La Solennità di oggi, se vissuta con la dovuta attenzione e con il cuore aperto e disponibile, ci spinge a considerare l'eternità e la beatitudine del Cielo, verso la quale il cristiano è naturalmente spinto, considerando la città terrena come luogo di passaggio.
Già nella "Lettera a Diogneto", frutto dei primissimi anni del cristianesimo, i seguaci di Gesù venivano tratteggiati come persone rispettose della legge, degli usi e dei costumi leciti del posto dove abitavano, ma gente che considerava la loro vera patria il Cielo, la vita eterna.
I Santi, che hanno aderito in modo sublime al Vangelo di Cristo, oggi ci indicano la loro vita eterna nella Luce come traguardo di ogni nostra fatica umana.
Essi non sono lontani dal nostro vivere quotidiano, sono Chiesa con e per noi. Li invochiamo nei momenti più solenni della vita cristiana, come ad esempio nelle sacre ordinazioni o nelle professioni; a loro chiediamo di assisterci coralmente quando presentiamo un figlio o una figlia che si consacrano attraverso il vincolo di quell'Amore che non chiede niente in cambio.
Sono loro che si sono trasformati in dita puntate verso il Signore Risorto, ciascuno seguendo una propria via, sviluppando un carisma particolare. Come non pensare ai Martiri dei primi secoli e a quelli di ogni tempo (e anche di oggi), che attraverso l'accettazione cruenta del dolore e della morte hanno reso onore e testimoniato Cristo nel silenzio straziante della rinuncia totale della sicurezza. O come dimenticare i Santi pastori, vescovi, preti, religiosi e diaconi, che si sono spesi per pascere con zelo e ardore il popolo di Dio loro affidato, mettendo al primo posto il bene del gregge e delle singole pecore.
O come non comprendere l'eroico sacrificio dei Santi che, attraverso l'umiltà profonda, il silenzio e la separazione dal mondo, hanno costruito ponti indistruttibili verso l'Eterno, unico bene in una selva di inutili proiezioni e illusioni autoreferenziali.
Cerchiamo la compagnia e l'esempio dei Santi. Capiremo che è assurdo non preoccuparci del Cielo e non considerare verso quale meta siamo incamminati. Ci accorgeremo in breve che è da pazzi compiere passi lesti verso il purgatorio o l'inferno, dove l'assenza di Dio, del Sommo Bene è l'atrocità più grande.
Non compiamo la scelleratezza di accompagnarci anche negli usi più comuni al nemico satanico, che sa bene come insiunuarsi nella mente umana facendosi traghettare da comportamenti e convinzioni apparentemente normali, concepiti come frutto dei tempi, quando invece sono solo frutto dell'illusione perversa da lui ispirata e concimata dallo sterco umano.
Vantiamoci solo con il Signore di essere in Sua compagnia e di far vibrare nel segreto della nostra cella interiore la nostra anima al contatto con la Sua presenza.
Allora si, faremo esperienza anticipata della Chiesa celeste e della dolcezza del canto angelico, dove tra i Santi regna Maria Santissima, prima tra tutti i credenti, Santa tra i Santi, illuminata dalla pura Luce dell'Agnello Immolato.
A lode di Cristo!
Per contattare il curatore del blog, scrivere a: clausura@hotmail.it
Già nella "Lettera a Diogneto", frutto dei primissimi anni del cristianesimo, i seguaci di Gesù venivano tratteggiati come persone rispettose della legge, degli usi e dei costumi leciti del posto dove abitavano, ma gente che considerava la loro vera patria il Cielo, la vita eterna.
I Santi, che hanno aderito in modo sublime al Vangelo di Cristo, oggi ci indicano la loro vita eterna nella Luce come traguardo di ogni nostra fatica umana.
Essi non sono lontani dal nostro vivere quotidiano, sono Chiesa con e per noi. Li invochiamo nei momenti più solenni della vita cristiana, come ad esempio nelle sacre ordinazioni o nelle professioni; a loro chiediamo di assisterci coralmente quando presentiamo un figlio o una figlia che si consacrano attraverso il vincolo di quell'Amore che non chiede niente in cambio.
Sono loro che si sono trasformati in dita puntate verso il Signore Risorto, ciascuno seguendo una propria via, sviluppando un carisma particolare. Come non pensare ai Martiri dei primi secoli e a quelli di ogni tempo (e anche di oggi), che attraverso l'accettazione cruenta del dolore e della morte hanno reso onore e testimoniato Cristo nel silenzio straziante della rinuncia totale della sicurezza. O come dimenticare i Santi pastori, vescovi, preti, religiosi e diaconi, che si sono spesi per pascere con zelo e ardore il popolo di Dio loro affidato, mettendo al primo posto il bene del gregge e delle singole pecore.
O come non comprendere l'eroico sacrificio dei Santi che, attraverso l'umiltà profonda, il silenzio e la separazione dal mondo, hanno costruito ponti indistruttibili verso l'Eterno, unico bene in una selva di inutili proiezioni e illusioni autoreferenziali.
Cerchiamo la compagnia e l'esempio dei Santi. Capiremo che è assurdo non preoccuparci del Cielo e non considerare verso quale meta siamo incamminati. Ci accorgeremo in breve che è da pazzi compiere passi lesti verso il purgatorio o l'inferno, dove l'assenza di Dio, del Sommo Bene è l'atrocità più grande.
Non compiamo la scelleratezza di accompagnarci anche negli usi più comuni al nemico satanico, che sa bene come insiunuarsi nella mente umana facendosi traghettare da comportamenti e convinzioni apparentemente normali, concepiti come frutto dei tempi, quando invece sono solo frutto dell'illusione perversa da lui ispirata e concimata dallo sterco umano.
Vantiamoci solo con il Signore di essere in Sua compagnia e di far vibrare nel segreto della nostra cella interiore la nostra anima al contatto con la Sua presenza.
Allora si, faremo esperienza anticipata della Chiesa celeste e della dolcezza del canto angelico, dove tra i Santi regna Maria Santissima, prima tra tutti i credenti, Santa tra i Santi, illuminata dalla pura Luce dell'Agnello Immolato.
A lode di Cristo!
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sabato 6 ottobre 2012
Memoria di San Bruno di Colonia
Oggi la Chiesa ricorda nella Liturgia e nel profondo del suo vissuto SAN BRUNO DI COLONIA, fondatore dei monaci certosini.
A questo sacerdote, che scelse il Silenzio e la Solitudine come condizioni nelle quali farsi riempire totalmente dalla Presenza di Dio, salga la nostra umile e accorata preghiera, perchè sia intercessore di tutti coloro che vivono nella dispersione di questi nostri giorni.
Con occhio ammirato guardiamo a San Bruno e alla vocazione alla quale corrispose con slancio e generosità, senza farsi incatenare dalle seduzioni del suo tempo.
Scelse invece di farsi sedurre da quel Signore che, nel Suo profondo Mistero, sorride a chi riesce a lanciarsi nell'abisso del Suo Amore.
Se crediamo a Dio, crediamo al Suo Amore; se crediamo al Suo Amore non dobbiamo aver paura di lanciarci.
San Bruno di Colonia, prega per noi!
Per contattare il curatore del blog, scrivere a: clausura@hotmail.it
A questo sacerdote, che scelse il Silenzio e la Solitudine come condizioni nelle quali farsi riempire totalmente dalla Presenza di Dio, salga la nostra umile e accorata preghiera, perchè sia intercessore di tutti coloro che vivono nella dispersione di questi nostri giorni.
Con occhio ammirato guardiamo a San Bruno e alla vocazione alla quale corrispose con slancio e generosità, senza farsi incatenare dalle seduzioni del suo tempo.
Scelse invece di farsi sedurre da quel Signore che, nel Suo profondo Mistero, sorride a chi riesce a lanciarsi nell'abisso del Suo Amore.
Se crediamo a Dio, crediamo al Suo Amore; se crediamo al Suo Amore non dobbiamo aver paura di lanciarci.
San Bruno di Colonia, prega per noi!
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venerdì 21 settembre 2012
Ho pianto perchè tu eri in me.
Carissimi fratelli e sorelle lettori del blog,
Mi scuso per questa lunga assenza, dovuta ad incombenze e anche ad un sano distacco che è del tutto necessario.
Oggi vorrei farvi partecipi della testimonianza che un giovane amico, in ricerca vocazionale, ma anche travagliato da diversi problemi materiali della sua famiglia, mi ha voluto consegnare. E' la "fotografia" di un momento straordinario in un periodo della sua esistenza che riteneva essere arido e lontano da Dio.
"Domenica scorsa, veramente contro voglia perchè sono in un momento di rilassamento interiore, sono stato letteralmente trascinato al Santuario di (...). Siamo partiti presto al mattino, quando ancora non era giorno e siamo arrivati in questo luogo così particolare mentre un improvviso acquazzone salutava la nuova giornata che si apriva al suono delle campane. La mia testa era lontana da quel luogo, sto cercando di dipanare tanti problemi che mi stanno tenendo legato ad una vita che non è la mia e soffro tanto, perchè devo far quadrare ogni giorno, mettendo insieme tante piccole tessere che non sono io a tagliare o a colorare.
Faccio un giro solitario per quel luogo e mi imbatto in angoli, immagini, posti, profumi che mi ricordano un passato indubbiamente più spensierato, lontano anni luce dall'attualità della mia esistenza; anni in cui la gioia irrompeva nel mio cuore, colmando la mia interiorità con la bellezza di un incontro palpabile con Lui; realtà adesso così lontana.
A metà mattinata anche io vado alla S. Messa, che viene celebrata da un anziano sacerdote, con un passato indubbiamente significativo. All'apparenza burbero, al momento dell'omelia si rivela in tutta la sua dolcezza e umanità: due doti che non utilizza per farsi compiacere dai fedeli, ma per penetrare con uno sguardo dirozzato da inutili fardelli la Parola di Dio di quel giorno.
Vengo rapito da quello snodarsi di intuizioni ed esperienze portate anche alla mia piccola e povera attenzione.
La S. Messa prosegue, si offrono i doni e dentro di me nasce spontanea una frase, che ripeto anche con le labbra, in modo impercettibile: Signore, con questi doni ti offro anche le mie pene, i miei giorni e tutto quel che sento. Fai tu, prendile e rendile tue.
Quando arriva il momento della consacrazione io non sono più lì: non so dove mi trovo con la testa, ho la sensazione di essere sull'altare con il pane e il vino.
Arriva il momento della comunione e anche io mi incammino verso il ministro che distribuisce l'Eucarestia: mi inchino quando la persona davanti a me riceve il Signore e diventa Suo Tempio e poi anche io ricevo la particola.
Quando torno al mio posto mi siedo e mi raccolgo: non passano che pochi secondi e mi sento invadere da un qualcosa che smuove il cemento di questi giorni così aridi. I miei occhi non riescono a trattenere le lacrime e sento salire la commozione per un incontro che non speravo più di avvertire con questa forza.
Non ho bisogno di prove del fatto che Tu ci sei.
Ho bisogno di sentirti così e di viverti nel profondo. Ma so benissimo che anche quando non ti sento tu susciti in me forza e consolazione. Si, consolazione. Anche io ne ho bisogno e in quella occasione ho potuto avvertire la Tua mano che mi ha accarezzato e ha voluto infrangere i sigilli di una porta chiusa, apparentemente blindata a tutto.
Grazie, Signore Gesù. Il Tuo sacrificio salvifico mi ha donato ciò che gli Angeli Santi gustano in eterno e che anche io spero di possedere alla fine dei miei giorni".
Cosa dire, carissimi.
Facciamoci tutti disponibili ad accogliere il Signore nel nostro cuore e a farci vibrare al tocco delle Sue dita.
Per contattare il curatore del blog, scrivere a: clausura@hotmail.it
Mi scuso per questa lunga assenza, dovuta ad incombenze e anche ad un sano distacco che è del tutto necessario.
Oggi vorrei farvi partecipi della testimonianza che un giovane amico, in ricerca vocazionale, ma anche travagliato da diversi problemi materiali della sua famiglia, mi ha voluto consegnare. E' la "fotografia" di un momento straordinario in un periodo della sua esistenza che riteneva essere arido e lontano da Dio.
"Domenica scorsa, veramente contro voglia perchè sono in un momento di rilassamento interiore, sono stato letteralmente trascinato al Santuario di (...). Siamo partiti presto al mattino, quando ancora non era giorno e siamo arrivati in questo luogo così particolare mentre un improvviso acquazzone salutava la nuova giornata che si apriva al suono delle campane. La mia testa era lontana da quel luogo, sto cercando di dipanare tanti problemi che mi stanno tenendo legato ad una vita che non è la mia e soffro tanto, perchè devo far quadrare ogni giorno, mettendo insieme tante piccole tessere che non sono io a tagliare o a colorare.
Faccio un giro solitario per quel luogo e mi imbatto in angoli, immagini, posti, profumi che mi ricordano un passato indubbiamente più spensierato, lontano anni luce dall'attualità della mia esistenza; anni in cui la gioia irrompeva nel mio cuore, colmando la mia interiorità con la bellezza di un incontro palpabile con Lui; realtà adesso così lontana.
A metà mattinata anche io vado alla S. Messa, che viene celebrata da un anziano sacerdote, con un passato indubbiamente significativo. All'apparenza burbero, al momento dell'omelia si rivela in tutta la sua dolcezza e umanità: due doti che non utilizza per farsi compiacere dai fedeli, ma per penetrare con uno sguardo dirozzato da inutili fardelli la Parola di Dio di quel giorno.
Vengo rapito da quello snodarsi di intuizioni ed esperienze portate anche alla mia piccola e povera attenzione.
La S. Messa prosegue, si offrono i doni e dentro di me nasce spontanea una frase, che ripeto anche con le labbra, in modo impercettibile: Signore, con questi doni ti offro anche le mie pene, i miei giorni e tutto quel che sento. Fai tu, prendile e rendile tue.
Quando arriva il momento della consacrazione io non sono più lì: non so dove mi trovo con la testa, ho la sensazione di essere sull'altare con il pane e il vino.
Arriva il momento della comunione e anche io mi incammino verso il ministro che distribuisce l'Eucarestia: mi inchino quando la persona davanti a me riceve il Signore e diventa Suo Tempio e poi anche io ricevo la particola.
Quando torno al mio posto mi siedo e mi raccolgo: non passano che pochi secondi e mi sento invadere da un qualcosa che smuove il cemento di questi giorni così aridi. I miei occhi non riescono a trattenere le lacrime e sento salire la commozione per un incontro che non speravo più di avvertire con questa forza.
Non ho bisogno di prove del fatto che Tu ci sei.
Ho bisogno di sentirti così e di viverti nel profondo. Ma so benissimo che anche quando non ti sento tu susciti in me forza e consolazione. Si, consolazione. Anche io ne ho bisogno e in quella occasione ho potuto avvertire la Tua mano che mi ha accarezzato e ha voluto infrangere i sigilli di una porta chiusa, apparentemente blindata a tutto.
Grazie, Signore Gesù. Il Tuo sacrificio salvifico mi ha donato ciò che gli Angeli Santi gustano in eterno e che anche io spero di possedere alla fine dei miei giorni".
Cosa dire, carissimi.
Facciamoci tutti disponibili ad accogliere il Signore nel nostro cuore e a farci vibrare al tocco delle Sue dita.
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sabato 25 agosto 2012
Il Regno di Dio è dei violenti
Nel capitolo 11 del Vangelo di Matteo (vers. 12), Gesù usa un'espressione molto forte, forte come tutto il discorso che lo vede protagonista durante un suo insegnamento: "...il regno dei cieli soffre violenza e i violenti se ne impadroniscono".
Parole apparentemente incomprensibili e, a prima vista, controtendenza rispetto ad un'idea comune che si ha di questo "Regno" e dei suoi "abitanti".
Ma Gesù intende puntare il dito su una realtà che oggi risulta essere scomoda e inconciliabile con lo stile di vita assunto da tanti, troppi cristiani, battezzati, sedicenti "praticanti". Ed è altrettanto peccaminoso il nostro silenzio di pastori, religiosi, fedeli laici impegnati, così come peccaminoso è non far niente per testimoniare l'esigenza di una prassi cristiana davvero diversa.
Gesù, ancora una volta, dice che la porta per entrare nel Regno dei Cieli (quindi per farsi tutto luce) è stretta; in altre parole c'è bisogno di affinare la nostra interiorità, anche attraverso la mortificazione dei sensi, delle passioni sregolate, dei moti disordinati dell'anima e del corpo.
In altre parole, e per fare assonanza con questa espressione forte del Signore, C'E' BISOGNO DI FARE VIOLENZA A SE STESSI.
Se prendete in mano "L'imitazione di Cristo", il bellissimo libriccino medioevale, ma così attuale da essere sconvolgente, vedere che l'ignoto autore (con tutta probabilità un monaco) indica un percorso chiaro nell'ascesi cristiana: rinunciare a se stessi, non tenersi in alcuna considerazione, mortificare i sensi quando tentano di appesantire la liberazione dell'anima, obbedire e mettere in Cristo ogni speranza e ogni necessità.
E l'autore desume questo non certo dalla sua fantasia o dai suoi gusti, ma dallo stesso Vangelo di Cristo, che indica proprio questo percorso come L'UNICO che salva.
Non è certo un percorso per pochi eletti, scampati dalle spire del mondo, ma è per tutti, perchè ciascuno è chiamato a farsi tutta luce. Chi più avrà combattuto questa battaglia, tanto più sarà progredito nel bene. Chi più avrà affrontato avversità, situazioni impossibili, ostacoli invalicabili, tanto più godrà della pace del Signore dal giorno in cui si presenterà al suo giudizio.
Come conciliare questa chiara indicazione di Gesù con tante espressioni della Chiesa di oggi? La risposta non sta a me darla, ma nei fatti si legge. Come cristiani non abbiamo il dovere di essere solo critici, ma di testimoniare una diversità nello stile di vita del credente, che non è solo possibile, ma doverosa.
Siamo Chiesa, prima di tutto, quando CREDIAMO che Gesù è Dio fatto uomo, RISORTO dai morti e che - come Lui - anche noi risorgeremo. Siamo Chiesa quando CREDIAMO che subito dopo la nostra personale morte ci sarà il nostro GIUDIZIO particolare e che lì sarà tirata la somma del nostro progresso spirituale o della nostra negligenza.
Lo so, molti diranno che queste "sono cose di altri tempi, anacronistiche, vecchie e sensa senso". Allora diciamo anche che Dio è roba di altri tempi? Non credo sia possibile. Questa è la scusa che il maligno, il nemico di sempre, innesta nella mentalità delle persone, soprattutto dei battezzati, per farli essere molli e negativamente rilassati nei confronti delle esigenze della propria fede. Così facendo ha buon gioco lui, che vuole proprio da parte nostra una fede superficiale e la malefica convinzione che certe cose non contano più, non sono da considerare, non sono per i nostri tempi. Perchè, i nostri tempi hanno modificato Dio? Fratelli, sorelle, svegliamoci. Inferno, Purgatorio e Paradiso sono realtà; il peccato è una realtà, così come il Perdono del Signore mostrando il nostro cuore pentito e vivendo con costanza la vita sacramentale.
A lode di Cristo!
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